I soldi che avete ricevuto dai vostri genitori per l'acquisto di una casa possono essere richiesti indietro da un fratello o una sorella: ecco in quale caso, e perché c'entra l'eredità.
Nel diritto italiano, l’eredità è regolata dal Codice Civile, che disciplina la divisione dei beni di una persona defunta. La ripartizione dell’eredità tra figli e fratelli dipende dalla presenza di un testamento e dal grado di parentela con il defunto. Quando non esiste un testamento, si applica la successione legittima, seguendo l’ordine stabilito dalla legge. In tal caso, i figli, come discendenti diretti, hanno diritto alla totalità dell’eredità, suddivisa in parti uguali. Se è presente anche il coniuge, quest’ultimo divide l’eredità con i figli: riceve un terzo del patrimonio se ci sono due o più figli, o la metà se è presente un solo figlio.
Nel caso in cui il defunto non abbia figli né discendenti diretti e non ci siano genitori in vita, l’eredità passa ai fratelli e alle sorelle, che la suddividono in parti uguali. Se uno dei fratelli è premorto, i suoi figli, ovvero i nipoti del defunto, subentrano per rappresentazione. Tuttavia, se esiste un testamento, alcune categorie di parenti, come i figli e il coniuge, hanno diritto alla quota di legittima, che rappresenta una parte del patrimonio riservata per legge. I figli, ad esempio, hanno diritto alla metà del patrimonio se sono gli unici eredi o ai due terzi se sono più di uno, mentre il coniuge superstite ha diritto a un terzo del patrimonio in presenza di figli. I fratelli e le sorelle, invece, non godono del diritto alla legittima, pertanto, se esclusi dal testamento, non possono reclamare alcuna quota obbligatoria.
Eredità: ecco il caso in cui un fratello può richiedervi indietro i soldi donati dai genitori per l'acquisto di una casa
Come abbiamo spiegato, dunque, i figli hanno diritto alla quota di legittima, che viene ripartita in maniera equa tra ciascuno di essi. Proprio in merito a questa situazione, si presenta il caso di cui parliamo in questo articolo. Il caso, cioè, in cui un fratello o una sorella possa chiedere indietro i soldi che un altro fratello o sorella ha ricevuto dai genitori, ancora in vita, per l'acquisto della prima casa. Ma qual è il caso in cui i fratelli possono avanzare questa richiesta, diventando praticamente creditori del fratello o della sorella che ha ricevuto la donazione? Lo ha spiegato un noto legale italiano ed esperto di diritto civile, l'avvocato Angelo Greco.
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L'esperto ha spiegato che questo può accadere quando i soldi ricevuti dai genitori rappresentano una donazione indiretta, e cioè una sorta di anticipo sull'eredità. Se, cioè, uno dei fratelli ha ricevuto meno della quota riservatagli alla legge, alla morte dei genitori, si può rivalere contro il fratello o la sorella che ha ricevuto, quando i genitori erano ancora in vita, la donazione indiretta per l'acquisto della prima casa, contestandola. Anche se sono passati molti anni, i fratelli possono chiedere, dunque, di rimettere in gioco tutto ciò che si è ricevuto a titolo di donazione, e quindi anche i soldi con cui, all'epoca, c'era stato il pagamento della casa. Tale azione si chiama azione di riduzione, e può essere proposta entro 10 anni dalla morte dei genitori (e, quindi, non dalla donazione), e mai prima.

