Lavoro, la beffa nascosta del TFR: "Perché il dipendente rischia la stangata"

Chi riceve il TFR deve prestare particolare attenzione ad una possibile stangata futura. La cifra che si ottiene non è netta. Ecco perché.

Il TFR, ovvero il Trattamento di Fine Rapporto, è una somma di denaro che il datore di lavoro mette da parte mensilmente, per il lavoratore dipendente, nel corso del rapporto di lavoro. Alla cessazione del rapporto, il dipendente ha in ogni caso diritto a ricevere l'erogazione della misura.

Per stabilire l'importo del TFR c'è un preciso calcolo. Ad ogni modo, il lavoratore può trovare la cifra spettante sulla propria busta paga. Il TFR viene erogato entro il secondo mese successivo alla cessazione del rapporto di lavoro. Oltre alle quote accantonate dal datore di lavoro, in realtà, al dipendente spetta anche una rivalutazione del TFR, per cui la somma ricevuta è in teoria più alta rispetto a quella effettivamente accantonata. Bisogna, però, fare particolare attenzione: le spiacevoli sorprese sono sempre dietro l'angolo. Meglio, quindi, arrivare preparati alla gestione delle somme di denaro spettanti.

TFR, cosa succede qualche anno dopo l'erogazione

TFR, attenzione alla possibile stangata
TFR, possibile cartella del Fisco dopo un paio di anni. Fonte: TikTok

Dopo un rapporto di lavoro duraturo, al lavoratore solitamente spetta un TFR di importo sostanzioso. È fondamentale sapere, però, che la cifra che si riceve (solitamente) non è netta. In merito, infatti, è importante fare chiarezza. Sono tante, infatti, le persone che a distanza di anni dall'erogazione del TFR ricevono comunicazioni da parte dell'Agenzia delle Entrate in cui viene chiesto al contribuente il versamento di una somma di denaro. Perché ciò avviene? Lo ha spiegato, in un video pubblicato di recente su TikTok, il consulente fiscale Luca Manfredini.

Nel momento in cui si percepisce il TFR, come ha spiegato Manfredini, il datore di lavoro - se sostituto d'imposta - opera una ritenuta del 20%. Non bisogna, però, commettere l'errore di credere che questa ritenuta corrisponda all'importo complessivo dovuto al Fisco. Si tratta, infatti, di una ritenuta effettuata a titolo di acconto. Successivamente, poi, sarà l'Agenzia delle Entrate a calcolare entro un paio di anni la reale aliquota corrispondente alla tassazione effettiva del TFR erogato. L'Agenzia delle Entrate, nell'effettuare il calcolo, prenderà in considerazione l'aliquota media degli ultimi 5 anni: questa è la tassazione separata.

Un paio di anni dopo l'erogazione del TFR, dunque, il lavoratore deve aspettarsi l'arrivo di una cartella di liquidazione del conguaglio da parte dell'Agenzia delle Entrate. Tale cartella avrà un importo corrispondente all'aliquota media degli ultimi cinque anni meno il 20% di ritenuta già operata dal datore di lavoro. Quando arriva il TFR, quindi, è bene "accantonarne" una parte in modo da non farsi trovare impreparati una volta ricevuta la cartella del Fisco.

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