Stipendio, si può pignorare? C'è un limite impossibile da superare

La legge prevede la possibilità di pignoramento dello stipendio di un debitore, ma per ottenerlo bisogna seguire una precisa procedura che definisce anche i limiti a tutela del debitore.

Il pignoramento dello stipendio è una procedura legale che consente ai creditori di recuperare i propri crediti direttamente dalla retribuzione mensile di un debitore. Questa misura viene attivata in casi di mancato pagamento di debiti come prestiti, mutui, spese condominiali o alimenti non versati. In Italia, il pignoramento dello stipendio è regolato dalla legge, che stabilisce i limiti e le modalità con cui può essere eseguito. Spesso si pensa al pignoramento come a un intervento drastico, ma rappresenta uno strumento di tutela per i creditori, garantendo un recupero parziale o totale del credito.

Tuttavia, per i debitori, è fondamentale conoscere i propri diritti e sapere come funziona il processo, poiché esistono delle soglie massime che la legge stabilisce per salvaguardare il reddito e permettere a chi ne è soggetto di vivere dignitosamente. Ne ha parlato, in un video pubblicato di recente, la dottoressa Barbara Nannerini, avvocato.

Che cos’è il pignoramento dello stipendio?

Stipendio, esistono delle tutele per il debitore
Il limite massimo che non può essere superato. Fonte: Instagram

Il pignoramento dello stipendio è una procedura giudiziaria esecutiva. Viene attuata quando il debitore non è in grado di saldare il proprio debito nei termini concordati e il creditore ottiene un titolo esecutivo (come un decreto ingiuntivo) per avviare la riscossione forzata. In pratica, il giudice autorizza il prelievo di una parte dello stipendio del debitore, che verrà trattenuto dal datore di lavoro e versato direttamente al creditore. È importante sottolineare che non tutto lo stipendio può essere pignorato; la legge italiana stabilisce limiti ben precisi.

I limiti che non possono essere superati sul pignoramento dello stipendio

La normativa italiana prevede che solo una percentuale dello stipendio possa essere oggetto di pignoramento, tutelando così il diritto del debitore a un livello minimo di reddito per soddisfare i propri bisogni essenziali. Solitamente, il limite massimo pignorabile è del 20% dello stipendio netto. Tuttavia, in caso di debiti con l’Agenzia delle Entrate (debiti fiscali), la percentuale può variare dal 10% al 20%, a seconda dell’entità della retribuzione. Ad esempio, su uno stipendio netto di 1.500 euro, il massimo pignorabile sarebbe di 300 euro mensili. Inoltre, esistono limiti specifici se il debitore ha più tipi di debiti: per esempio, per alimenti dovuti a familiari, il pignoramento può arrivare al 30%.

Procedure e tempistiche

Il pignoramento dello stipendio si attiva solo in seguito a un processo legale. Una volta che il creditore ha ottenuto un titolo esecutivo, il giudice emette un’ingiunzione di pagamento. Il debitore viene quindi notificato e, se non riesce a saldare il debito entro un periodo definito, il giudice può autorizzare il pignoramento dello stipendio. A questo punto, l’ufficio del datore di lavoro è obbligato a trattenere la quota specificata e a versarla al creditore. L’intero processo può durare diversi mesi, poiché è soggetto a vari passaggi burocratici e, talvolta, a ricorsi.

I diritti del debitore

Anche se il pignoramento può rappresentare un peso economico per il debitore, è importante sapere che ci sono diritti che lo tutelano. Il debitore ha il diritto di contestare il pignoramento o di negoziare un piano di rientro che sia meno oneroso. Inoltre, per i lavoratori che percepiscono uno stipendio inferiore a una certa soglia, la legge stabilisce un livello minimo di reddito impignorabile, garantendo così un importo base per le necessità quotidiane.

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