È possibile, per la Polizia, decriptare le conversazioni chat sul cellulare, oppure non si può fare? Un noto avvocato rivela se gli agenti hanno la facoltà di farlo, e come funzionano questi programmi.
Negli ultimi anni, praticamente tutti quelli che hanno uno smartphone, hanno l'accesso alle app di messaggistica istantanea. App come WhatsApp o Telegram, infatti, sono gratuite, e facilmente accessibili da tutti. Basta avere una connessione Wi-Fi, o un'offerta telefonica di connessione dati, per scaricare queste app e utilizzarle. Queste app ci permettono di chattare gratuitamente, e in maniera, per l'appunto, istantanea, con i nostri amici e colleghi. Sostituiscono, praticamente, gli SMS, dato che i messaggi si inviano più velocemente e gratuitamente, e rendono molto più facile conversare con altre persone.
Per la protezione dei nostri dati e della nostra privacy, le chat mediante le due app prima citate sono criptate. Mediante un sistema crittografico, insomma, i messaggi che inviamo non sono accessibili da altre persone, in quanto queste altre, pur provando ad accedere alle nostre conversazioni, troverebbero soltanto dei codici, per l'appunto crittografati. Ma è possibile decriptare queste conversazioni, e accedere alle informazioni necessarie?
Chat sul cellulare: gli agenti di Polizia possono decriptare le conversazioni online? Ecco i dettagli
Secondo quanto spiegato dall'avvocato Giuseppe Di Palo, noto esperto legale italiano, non è possibile. Non solo: nemmeno la Polizia può decriptare le chat di Telegram o di Whatsapp. L'avvocato ha spiegato per quale motivo, facendo un esempio. Ha ipotizzato, cioè, che una persona voglia inviare un messaggio in codice a un'altra, e il messaggio in codice è rappresentato da una serie di numeri, i quali indicano le pagine specifiche e le righe specifiche di un libro specifico. Ogni numero, aggiunge l'avvocato, è una parola, o una parte del messaggio. Non sapendo, però, qual è il libro e qual è la parola, non si può decriptare il messaggio. Ritornando al contesto specifico, la chiave crittografica è il libro stesso. Siccome la Polizia, e in generale l'Autorità Giudiziaria non è in possesso della chiave crittografica di questi strumenti di messaggistica, non può decifrare quei messaggi.
E quindi, no, non c'è la possibilità, nemmeno per la Polizia, di decriptare i messaggi via app di messaggistica istantanea. Ci sono, però, delle alternative: gli agenti possono utilizzare dei programmi spia, o Trojan, i quali intercettano, però, i dati già decriptati dal cellulare, senza che, materialmente, il possessore se ne renda conto. L'utilizzo di questi programmi spia, che sono estremamente invasivi e raccolgono centinaia di migliaia di dati, è stato criticato da molte persone. Questi programmi sono stati, in particolare, criticati per l'eccessiva ingerenza nella sfera privata di una persona, nonostante siano utilizzati a fronte di scopi assolutamente nobili e legittimi, e cioè quelli di trovare le prove di reati particolarmente gravi. Nel sospetto di questi reati, comunque, la Polizia può servirsi dei cosiddetti Trojan.

