Lavoro, attenzione al tacito assenso sul TFR: "Non si può tornare indietro"

Sulla destinazione del TFR ci sono devi aspetti ancora sconosciuti a molti lavoratori: in caso di mancata comunicazione entro 6 mesi dalla prima assunzione, al datore di lavoro, sulla destinazione (azienda o fondo pensione), subentra il tacito assenso con una scelta che è irreversibile. Perché bisogna fare particolare attenzione.

Il TFR, o trattamento di fine rapporto, è una parte dello stipendio accantonata mensilmente dal datore di lavoro ed erogata nei confronti del dipendente al termine del rapporto lavorativo. L'erogazione avviene indipendentemente dal motivo per cui il rapporto risulta risolto. Questa misura serve al lavoratore per tutelarlo finanziariamente in caso di perdita dell'occupazione e può essere utile come integrazione alla pensione.

A proposito del TFR, in realtà, c'è ancora molta confusione. Sia riguardante il metodo di calcolo che altri aspetti. Se il metodo di calcolo segue in realtà una formula precisa e l'importo accantonato mensilmente è indicato nella busta paga, c'è in realtà da fare un po' di chiarezza sul resto. E, in particolare, sulla destinazione del TFR. All'inizio del rapporto lavorativo, infatti, al dipendente viene consegnato un documento tramite il quale il lavoratore appena assunto può decidere se lasciare il TFR in azienda o se, in alternativa, destinato ad un fondo pensione. In pochi, però, sanno che questa scelta va effettuata entro un determinato lasso di tempo. Ne ha parlato, in un video pubblicato di recente, l'account Ciao.Elsa.

Lavoro, la decisione da fare entro 6 mesi dalla prima assunzione

TFR, c'è una comunicazione da fare al datore di lavoro per evitare il tacito assenso
Come funziona la regola del tacito assenso sul TFR. Fonte: Instagram

Per quanto riguarda la prima assunzione, e solo in questo caso, la scelta va operata entro 6 mesi. Se il lavoratore non compie questa scelta, il TFR confluisce automaticamente in un fondo pensione (quello previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro, solitamente). È ciò che accade in virtù del cosiddetto tacito assenso. In pochi sanno che la decisione di far confluire il proprio TFR in un fondo pensione è irreversibile. Non sarà più possibile, dunque, cambiare idea e decidere di lasciare il TFR in azienda.

Proprio quando si è alle prese con la prima assunzione, infatti, spesso si è carichi di pensieri e di cose da fare. In qualche caso si finisce per dimenticare di compilare e consegnare al datore di lavoro il foglio riguardante la destinazione del TFR, che dunque sarà operata in automatico (verso il fondo pensione) allo scadere dei sei mesi. Questo, ribadiamo, vale solo nel caso della prima assunzione.

In caso di nuovo rapporto di lavoro, infatti, la situazione cambia. Se nel precedente rapporto si era scelto di mantenere il TFR in azienda, il nuovo datore opererà la stessa scelta (che può essere modificata in qualsiasi momento); se nel precedente rapporto di lavoro si era scelto di destinare il TFR a un fondo pensione e alla fine si è riscattata la somma maturata, entro 6 mesi bisognerà effettuare nuovamente la scelta in questione; se non è stata riscattata la somma maturata, invece, sarà obbligatorio continuare a far confluire le somme nel fondo pensione.

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