Prosciutto cotto, lo strano obbligo per i produttori: "Così non può essere di alta qualità"

L'agronomo Daniele Paci ha svelato una contraddizione che riguarda i produttori di prosciutto cotto: la legge, infatti, li obbliga ad inserire i nitriti per poter chiamare l'affettato in questo modo. La proposta dell'esperto.

Delicato nel sapore, versatile nell'utilizzo, ricco di benefici: il prosciutto cotto è tra gli alimenti più apprezzati e consumati in assoluto. In pochi, però, sanno che questo alimento è in realtà oggetto di una enorme contraddizione.

Tra i vari benefici del prosciutto cotto troviamo l'alto contenuto di proteine, essenziali per la crescita e per la riparazione dei tessuti; è elevato anche il contenuto di vitamine del gruppo B, che sono importanti per il metabolismo energetico, per il sistema nervoso e per la salute della pelle; non secondario è il contenuto di minerali quali ferro, fosforo e potassio, fondamentali per lo svolgimento di alcune funzioni vitali. Oltre ai benefici, però, non si possono non menzionare i contro.

 

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La contraddizione sul prosciutto cotto e l'utilizzo dei nitriti

Prosciutto cotto, lo strano obbligo per i produttori
L'obbligo per i produttori sugli ingredienti del prosciutto cotto

Il prosciutto cotto, infatti, ha un elevato contenuto di sodio, che contribuisce all'aumento della pressione sanguigna e alla ritenzione idrica; contiene, inoltre, una discreta quantità di grassi saturi, che aumentano il rischio di malattie cardiovascolari; è spesso trattato con additivi alimentari. C'è poi, come detto all'inizio dell'articolo, una grossa contraddizione in merito, che riguarda i nitriti, conservanti che vengono aggiunti quasi sempre. Come spiegato dall'agronomo Daniele Paci, solo alcuni produttori sono in grado di produrlo senza nitriti: questi sono, probabilmente, i prodotti di più alta qualità. In assenza di nitriti, però, il prodotto finito non può essere chiamato prosciutto cotto.

La normativa italiana, infatti, obbliga i produttori ad avere tra gli ingredienti i nitriti perché il prodotto finale si possa chiamare prosciutto cotto. In assenza di questo ingrediente, la denominazione deve essere diversa. Questa disposizione, però, crea non pochi problemi: in assenza dei nitriti, infatti, bisogna utilizzare una denominazione diversa. Se si utilizza un nome differente, però, non si è più obbligati a seguire la normativa e, di conseguenza, si può snaturare il prodotto, con la possibilità di cambiare produzione e conservazione rispetto alla ricetta originale. Si rischia, insomma, di creare una gran confusione per i consumatori. La soluzione, secondo Daniele Paci, sarebbe in realtà molto semplice: andrebbe infatti tolto, dalla normativa, l'ingrediente nitriti, escludendo dunque l'obbligo di utilizzarlo per la produzione del prosciutto cotto. In questo modo, insomma, si darebbe anche la possibilità ai produttori di lavorare al meglio, dando vita ad un prodotto realmente di qualità.

 

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