C'è ancora un mese di tempo per modificare le domande finalizzate all'ottenimento di un importante esonero contributivo: ecco cosa riguarda la comunicazione dell'INPS, quali imprese possono usufruire di questo esonero e per quale motivo.
Anche le imprese sono tenute a versare i contributi. In particolare, chi deve versare i contributi è il datore di lavoro, e questi vengono versati per ciascun lavoratore assunto. Si tratta, in particolare, dei contributi previdenziali: tali contributi assicurano il lavoratore contro eventi che potrebbero renderlo non più fisicamente idoneo alla prestazione lavorativa richiesta. Come li definisce l'INPS - Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, sono dei 'premi assicurativi', che i datori di lavoro pagano per assicurare i dipendenti da eventi come malattie, maternità, ma anche disoccupazione e, ovviamente, pensione. Ogni mese, i datori di lavoro sono tenuti a trasmettere delle dichiarazioni contributive e retributive, che contengano il calcolo dei contributi previdenziali, e a pagare la quota che gli spetta.
Così come, per la dichiarazione dei redditi, esistono delle detrazioni, che vanno a ridurre le tasse che i soggetti fisici dovranno pagare, esistono anche degli esoneri dai contributi, per i datori di lavoro c'è la possibilità di essere esonerati dal pagamento di una parte dei contributi. E proprio in merito a questo, l'INPS ha ricordato, attraverso i suoi canali social, che c'è ancora un mese per modificare la domanda per gli esoneri contributivi, per le imprese che si sono impegnate a promuovere la parità di genere nel mondo del lavoro. L'esonero può arrivare massimo all'1% del versamento totale dei contributi previdenziali, e può arrivare massimo fino a 50.000 euro annui.
Esonero contributivo per le imprese impegnate a promuovere la parità di genere: l'avviso dell'INPS per chi ha sbagliato la domanda
Le imprese che potevano richiedere questo esonero, entro il 30 aprile 2024, erano, in particolare, quelle in possesso della certificazione della parità di genere, ottenuta entro il 31 dicembre 2023. Queste imprese hanno dovuto presentare domanda all'INPS, mediante lo specifico modulo telematico denominato "PAR_GEN". La loro certificazione di parità di genere, ha spiegato l'INPS, deve riportare il marchio UNI e quello dell'ente di accreditamento. Nella domanda, le imprese devono riportare la retribuzione media mensile globale, e cioè la media di tutte le retribuzioni mensili (e non quella del singolo lavoratore) corrisposte dal datore o dai datori di lavoro nel periodo di validità della certificazione.

In merito a queste domande, l'INPS ha recentemente ricordato che tutti i datori di lavoro, che abbiano conseguito la certificazione entro il 31 dicembre 2023 e trasmesso la domanda entro il 30 aprile 2024, ma che abbiano compilato in maniera errata il campo relativo alla retribuzione media mensile globale stimata, possono rettificare i dati inseriti entro il 15 ottobre 2024. Per farlo, però, dovranno rinunciare alla domanda già presentata, e presentare quella nuova. Alla scadenza del termine, si elaboreranno le domande trasmesse, seguendo le indicazioni della circolare 137/2022.
Qualora i datori di lavoro non rettificassero la domanda, e nel caso in cui ricorrano i requisiti di legge, la domanda verrà accolta per un importo minore. Infine, l'INPS avvisa che i datori di lavoro privati, i quali abbiano già ricevuto un accoglimento della domanda presentata nel 2022, non dovranno ripresentare la stessa, perché l'esonero è riconosciuto per tutti e 36 i mesi di validità della certificazione.
