Lavoro, quando spettano i buoni pasto: "Ci sono due condizioni da rispettare"

Uno dei benefit concessi ai dipendenti dal datore di lavoro sono i buoni pasti. Questo benefit non spetta a tutti i lavoratori ma per l'erogazione è necessario che ricorrano due presupposti fondamentali.

I buoni pasto sono tra i benefit concessi ai lavoratori sempre più diffusi: questa tipologia di benefit è apprezzata sia dai dipendenti che dal lavoro. Si tratta di uno strumento, cartaceo o elettronico, che permette ai dipendenti di usufruire di un pasto durante la giornata lavorativa. L'importo è stabilito dall'azienda, anche se esistono un minimo e un massimo.

Questo particolare benefit ha numerosi vantaggi. Innanzitutto garantisce maggiore liberta di dipendenti, che possono così decidere dove pranzare in base ai propri gusti e alle proprie esigenze. Il vantaggio più importante, però, è probabilmente quello economico: grazie al buono pasto, infatti, è possibile ridurre le spese alimentari del lavoratore. Ci sono ovviamente vantaggi anche per le aziende, che offrendo questo benefit, che è fiscalmente deducibile dal reddito di impresa, si rendono più attrattive.

Lavoro e buoni pasti: il benefit che spetta solo in questi casi

Buoni pasto, una decisione anche del datore di lavoro
Il datore di lavoro può decidere volontariamente di erogare il benefit. Fonte: Instagram

Per quanto strumento molto utile e apprezzato, ci sono ancora numerosi lavoratori che non ricevono i buoni pasto. C'è da dire, in realtà, che questo benefit non spetta sempre e incondizionatamente a tutti i lavoratori. Ci sono infatti delle condizioni da rispettare. Ne ha parlato, in un video pubblicato di recente, l'avvocata Simona Ferrero. Come spiegato dall'esperta, per l'erogazione dei buoni pasto sono richieste due condizioni: la prima è che il turno di lavoro duri più di sei ore, la seconda è che il diritto al buono pasto sia previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro di riferimento (o, in alternativa, su decisione dell'azienda quando il benefit non è previsto dal CCNL).

L'avvocata Ferrero si è poi concentrata su un caso specifico, affrontato da una sentenza della Cassazione del 31 luglio 2024. Una lavoratrice ha infatti fatto causa al proprio datore che non le erogava i buoni pasto nonostante fossero soddisfatte le due condizioni richieste. L'azienda, nel caso in questione, si è difesa dicendo che la donna fosse una turnista che svolgeva esclusivamente turni notturni e per questo non avesse diritto ai buoni. La Corte di Cassazione, però, non ha ritenuto esaustiva la tesi dell'azienda e, per questo motivo, ha dato ragione alla lavoratrice. Secondo i giudici, infatti, se ricorrono i due presupposti i buoni pasto vanno in ogni caso versati, a prescindere e indipendentemente dalla collocazione oraria del turno di lavoro del dipendente.

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