Lavoro, questa domanda non può essere fatta durante un colloquio: "Come si deve rispondere"

Ci sono alcune domande che non possono essere poste ad un candidato durante il colloquio di lavoro. Tra queste, la domanda riguardante la professione svolta dai genitori. Perché è vietata e come bisogna rispondere.

Il colloquio di lavoro è senza dubbio un momento molto importante nel percorso di ricerca di un'occupazione professionale. Dopo essersi proposti a diverse aziende e aver ricevuto delle risposte, infatti, è il momento in cui il candidato ha l'opportunità di presentare se stesso, le proprie competenze ed esperienze. L'azienda, allo stesso tempo, ha la possibilità di valutare il profilo e capire se sia in linea o meno con le esigenze.

Per affrontare al meglio un colloquio di lavoro è importante prepararsi adeguatamente. Innanzitutto dedicando del tempo a studiare l'azienda, poi analizzando la posizione da ricoprire. Molto importante è esercitarsi, simulando un colloquio magari con un amico o un familiare, in modo da sentirsi più a proprio agio. Ci sono poi delle regole sempre valide per presentarsi al meglio ad un colloquio: tra queste arrivare in anticipo, vestirsi in modo appropriato, stabilire un buon contatto visivo, ascoltare attentamente le domande poste, essere sempre se stessi, ma anche preparare delle domande da formulare per mostrare il proprio interesse nella posizione e nell'azienda stessa.

 

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Quali sono le domande discriminatorie durante un colloquio di lavoro

Attenzione alle domande discriminatorie durante il colloquio di lavoro
Le domande discriminatorie sono vietate per legge. Fonte: Instagram

Proprio dover rispondere alle domande può essere la parte più spinosa di un colloquio. L'importante è essere in ogni caso se stessi, ma anche informarsi in anticipo sulle domande che possono essere poste ai candidati. E, perché no, su quelle che non possono essere poste. La legge, infatti, vieta determinate tipologie di domande. Ne ha parlato, in un video pubblicato di recente, l'avvocata Wanda Falco. Nel corso di un colloquio, infatti, le domande poste al candidato devono essere sempre pertinenti all'attività lavortativa. L'avvocata Falco, in merito, ha fatto l'esempio riguardante la professione svolta dai genitori del candidato. Si tratta di una domanda che viene fatta per valutare il contesto sociale, culturale e ambientale nel quale il candidato è inserito.

Questa domanda, però, è discriminatoria e dunque vietata. L'articolo 8 dello Statuto dei lavoratori, ha spiegato l'avvocata Falco, sancisce il divieto di indagini sulle opinioni. È dunque vietato, per il datore di lavoro e per i suoi collaboratori, fare ai fini dell'assunzione o nel corso dello svolgimento del rapporto lavorativo indagini sulle opinioni politiche, religiosi o sindacali del lavoratore e in generale su fatti irrilevanti ai fini della valutazione dell'attitudine professionali. Tra queste, l'indagine sulla professione svolta dai genitori dei candidati. Questo genere di domande, alle quali non bisogna rispondere, dovrebbero in realtà farci insospettire sul clima all'interno dell'azienda. Senza necessariamente essere scortesi, alla domanda sulla professione svolta dai genitori si può rispondere in modo vago spiegando che in realtà operano in tutt'altro ambito.

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