Ci si chiede, spesso, se e quando sia obbligatorio pagare le tasse sulle vendite online effettuate tramite le apposite piattaforme. La discriminante è l'occasionalità: in merito, una normativa europea stabilisce dei paletti in quanto a numero di transazioni e profitti.
Sono sempre di più le persone che, sia in Italia che all'estero, effettuano la compravendita di beni e servizi online. Si tratta di una pratica in rapida espansione da diversi anni. Basti pensare che, solo nel nostro Paese, i vari portali di compravendita sul web vengono utilizzati da più di 20 milioni di persone. A questo punto, il dubbio sorge spontaneo: sulle vendite effettuate bisogna pagare le tasse?
A rispondere a questa domande che in tanti si pongono ci ha pensato, in un video pubblicato di recente, l'avvocato Cristian Zambrini. Come spiegato dal legale, la risposta alla suddetta domanda è "dipende". C'è infatti una discriminante da considerare e questa discriminante è l'occasionalità. Un termine che, di per se, può significare tutto e niente. L'attività di vendita, ha chiarito Zambrini, non deve essere organizzata e professionale. Deve avvenire, insomma, una volta ogni tanto. Anche la definizione "una volta ogni tanto", però, non è sufficiente per chiarire ogni aspetto.
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Vendite online, quali sono i paletti indicati dalla normativa europea

È una normativa europea, dunque, a chiarire questo aspetto definendo nel dettaglio i paletti. Tale normativa, infatti, impone degli obblighi a tutte le piattaforme digitali sulle quali è possibile effettuare l'attività di compravendita. Le piattaforme, ha spiegato Zambrini, dovranno segnalare all'Agenzia delle Entrate tutti gli utenti con più di 30 transazioni e profitti superiori a 2.000 euro. Superati questi limiti, infatti, la vendita non sarà più considerata occasionale. Se dietro ad un comune profilo si nasconde un vero e proprio negozio online, insomma, questo non passerà di certo inosservato.
L'obiettivo di questa normativa introdotta a livello europeo è quello di smascherare i falsi venditori. Si tratta di una vera e propria stretta nei confronti degli evasori. Una stretta che Cristian Zambrini considera pesante, con sanzioni che variano da un minimo di 3.000 a un massimo di 31.500 euro. C'è da prestare, dunque, particolare attenzione all'attività che si effettua durante la compravendita. In ogni caso, comunque, ciò non vuol dire che, superati i paletti imposti dalla normativa si viene considerati automaticamente venditori professionisti e si è dunque di conseguenza tenuti a pagare le tasse. Di certo, però, potrebbe esserci qualche controllo più approfondito per verificare la situazione nel dettaglio.
