Cibo scaduto, ecco come capire se può ancora essere consumato o no: il suggerimento dell'esperto

Il cibo scaduto non deve essere necessariamente buttato: ci sono, infatti, dei casi in cui si può consumare. Bisogna, però, fare una differenza fondamentale, e poi fare degli accurati controlli: ecco i suggerimenti dell'esperto.

Le date di scadenza e i termini minimi di conservazione (TMC) sono due indicazioni fondamentali per garantire la sicurezza e la qualità degli alimenti, ma hanno significati diversi e spesso generano confusione nei consumatori. La data di scadenza è utilizzata, solitamente, per prodotti altamente deperibili, come carne fresca, latticini e pesce. Indica il limite oltre il quale il consumo potrebbe risultare rischioso per la salute a causa della possibile proliferazione di batteri patogeni. La dicitura "da consumarsi entro" seguita da una data precisa significa che l’alimento non deve essere consumato oltre quel termine, anche se apparentemente ancora integro.

Il termine minimo di conservazione (TMC), invece, si riferisce, spesso, a prodotti meno deperibili, come pasta, riso, conserve e snack confezionati. Espressioni come "da consumarsi preferibilmente entro" indicano che, oltre quella data, il prodotto potrebbe perdere alcune caratteristiche organolettiche, come gusto e consistenza, ma generalmente non rappresenta un rischio per la salute. Queste indicazioni sono essenziali per evitare sprechi alimentari: molti cibi con TMC superato sono ancora perfettamente commestibili. Tuttavia, è importante valutare l’aspetto, il sapore e l’odore prima di consumarli. La consapevolezza su queste differenze aiuta i consumatori a fare scelte informate, riducendo gli sprechi e garantendo la sicurezza alimentare.

Cibo scaduto: gli elementi principali per capire se è possibile consumarlo ancora

Il cibo considerato 'scaduto' non è sempre scaduto: ci sono, cioè, dei casi in cui si può ancora consumare. Questa possibilità riguarda, in particolare, il termine minimo di conservazione e, dunque, i prodotti meno deperibili. Come spiega un noto esperto di alimentazione, l'agronomo Daniele Paci, in effetti, bisogna distinguere tra due macro-gruppi di cibi: i cibi refrigerati, e quindi quelli che si trovano in frigo, e quelli non refrigerati. Per i primi, la data di scadenza è un indicatore fondamentale: l'esperto spiega, infatti, che questi cibi non si possono consumare dopo la data di scadenza, anche se non dovessero sembrare scaduti. I cibi che si trovano fuori dal frigo, invece, non hanno mai effettivamente una data di scadenza, ma un termine minimo di conservazione.

Se, dunque, gli alimenti non dovessero essere refrigerati, potreste ancora consumarli dopo la scadenza del TMC. Non prima, però, di aver fatto degli accurati controlli: l'esperto, infatti, raccomanda sempre di conservare il pacchetto. Se è conservato bene, ben chiuso e sigillato, se non ha sviluppato odori o sapori strani, né muffa, allora può essere ancora consumato. Un biscotto, spiega l'esperto, potrebbe essere mangiato dopo diversi mesi, se conservato bene. Diversa è la situazione dei cibi refrigerati: in quel caso, infatti, spesso si trova la dicitura "da consumarsi entro il" e non "da consumarsi preferibilmente". Questa è la fondamentale differenza tra data di scadenza e termine minimo di conservazione, e se si trova la prima dicitura è la vera scadenza, e quella data non va assolutamente superata, e il cibo è pericoloso.

Cibo scaduto
Se un alimento sviluppa un cattivo odore va buttato.

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