Una nota esperta di legge ha spiegato che il periodo prova può esistere anche nei contratti a termine, e ha spiegato come calcolarlo e qual è la sua durata minima, nonché la durata massima: ecco i dettagli.
Il periodo di prova rappresenta una fase iniziale del rapporto di lavoro durante la quale il datore di lavoro e il dipendente possono valutare reciprocamente l'idoneità al ruolo e la compatibilità con l'ambiente lavorativo. Questo istituto, regolato dalla legge e dai contratti collettivi nazionali (CCNL), ha una duplice finalità: consentire al datore di verificare le competenze professionali del lavoratore e, al tempo stesso, permettere al dipendente di accertarsi delle condizioni lavorative offerte. Durante il periodo di prova, entrambe le parti hanno il diritto di recedere dal contratto senza obbligo di preavviso o indennità, salvo diversa indicazione prevista dal contratto collettivo. È fondamentale, però, che la durata e le condizioni del periodo di prova siano concordate e riportate per iscritto nel contratto di lavoro.
La mancata indicazione formale rende nullo il periodo di prova, trasformando l’assunzione in definitiva fin dall'inizio. Poi, al termine del periodo di prova, in assenza di recesso, il rapporto lavorativo diventa automaticamente definitivo, consolidando i diritti e i doveri reciproci stabiliti dal contratto di lavoro. In genere, la durata del periodo di prova varia in base alla tipologia di contratto e alla qualifica del lavoratore, con limiti specifici stabiliti dai CCNL. Esistono, però, delle regole che riguardano il calcolo dei giorni del periodo di prova, e la sua durata massima.
Lavoro: ecco come calcolare la durata minima e massima del periodo di prova, nei contratti a termine e non
Una nota esperta di diritto, l'avvocato Wanda Falco, ha spiegato che il periodo di prova può esistere anche per i contratti a termine. In particolare, l'esperta ha rivelato che, secondo il Decreto Trasparenza del 2022, il periodo di prova è stabilito in misura proporzionale alla durata del contratto e alle mansioni da svolgere. Ma questo cosa significa? Lo ha precisato, continua l'esperta, il Collegato Lavoro. In particolare, il Collegato Lavoro ha spiegato che, per calcolare il periodo di prova, bisogna guardare alla durata del contratto a tempo determinato.
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Il periodo di prova, in particolare, avrà una durata di un giorno per ogni 15 di calendario, salvo previsioni più favorevoli dei Contratti Collettivi. Ciò significa, dunque, che per un contratto a tempo determinato di 3 mesi, e quindi di 90 giorni, il periodo di prova sarà al massimo di 6 giorni: uno per ogni 15 giorni di calendario. In ogni caso, continua l'esperta, la durata minima del periodo di prova sarà di 2 giorni, mentre quella massima sarà di 15 giorni, in caso di rapporti di durata non superiore a 6 mesi, e 30 giorni, in caso di rapporti di lavoro di durata che va dai 6 ai 12 mesi.

In caso di rinnovo del contratto a termine, per lo svolgimento delle medesime mansioni, chiaramente, non sarà ammesso un nuovo periodo di prova. Si ricorda che durante la fase del periodo di prova, il lavoratore ha diritto alla piena retribuzione e alle tutele previste per i dipendenti ordinari.
