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Quando ha senso avere la partita Iva? E ruota davvero tutto solo intorno ai guadagni? Ecco la spiegazione di un noto commercialista, che spiega i casi in cui, pur guadagnando di meno, può convenire lavorare in questo modo.
La partita IVA è un codice numerico univoco attribuito a professionisti e imprese, che consente di operare in autonomia sul mercato. Rappresenta uno strumento indispensabile per chiunque decida di avviare un’attività commerciale, artigianale o professionale. Attraverso la partita IVA, è possibile emettere fatture per i servizi o i beni forniti, adempiendo agli obblighi fiscali e contributivi previsti dalla legge. A seconda delle dimensioni dell’attività e del volume d’affari, si possono scegliere diversi regimi fiscali, come il forfettario, più semplice e vantaggioso per le microimprese, o il regime ordinario, per attività di maggior rilievo economico. Gestire una partita IVA richiede attenzione agli adempimenti, tra cui la dichiarazione annuale dei redditi e il versamento dell’IVA e dei contributi previdenziali.
La principale differenza tra chi opera con partita IVA e chi svolge un lavoro dipendente risiede nel grado di autonomia e nelle responsabilità. Mentre il lavoratore dipendente è inserito in un’organizzazione, con un contratto che garantisce retribuzione fissa, ferie e tutele sindacali, il titolare di partita IVA agisce come un libero professionista o imprenditore, assumendosi il rischio d’impresa. I compensi non sono garantiti ma dipendono dai risultati e dalle commesse ottenute. Inoltre, chi lavora con partita IVA deve occuparsi in prima persona degli aspetti fiscali e previdenziali, non potendo contare su un datore di lavoro per queste incombenze. Tuttavia, la partita IVA offre la possibilità di gestire il proprio tempo e ampliare i propri guadagni senza limiti contrattuali.
Partita Iva: conviene averla anche quando si guadagna meno del lavoro dipendente?
Spesso ci si chiede se convenga realmente lavorare in questo modo, nei casi in cui si guadagna meno del lavoro dipendente. Tra le varie persone che hanno presentato questo problema, anche un follower di un noto commercialista italiano, il dottor Massimiliano Allievi. Il follower in questione, un operaio specializzato, ha chiesto se convenisse avere la partita Iva a lavoratori che percepiscono uno stipendio di 1.200 euro al mese o inferiore. In risposta a questa domanda, l'esperto ha spiegato che esistono diversi vantaggi nell'avere questo tipo di regime, che vanno oltre quello che è il semplice guadagno. Lavorare in maniera autonoma, aprendo questo tipo di sequenza per l'Imposizione Fiscale Indiretta, ha, infatti, il vantaggio di permettere al lavoratore di lavorare al proprio progetto, e non al progetto di altri, e di gestirsi in maniera autonoma le ore di lavoro senza dover dar conto ad altre persone.
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Inoltre, presentando la propria esperienza, il dottor Allievi ha spiegato che, quando si apre un esercizio autonomo, i guadagni sono sempre inferiori, ma la prospettiva di guadagno può alzarsi in maniera decisiva con il tempo, in maniera molto più netta che con lo stesso lavoro dipendente. Per questo motivo, spiega l'esperto, può convenire avere la partita Iva anche se si dovesse guadagnare di meno, rispetto a quanto si guadagnerebbe con il lavoro subordinato: ciò dipende dalle intenzioni e dal modo di lavorare della persona in questione.

Dipende dalla situazione particolare e dalle inclinazioni del lavoratore, e non solo dai guadagni
Se, infatti, quest'ultima volesse aver un maggior controllo sulla propria attività e una maggiore libertà, anche al costo di guadagnare di meno o di perdere più tempo nel calcolo dei propri guadagni e nel pagamento delle tasse che questo tipo di lavoro richiede, e ritenesse, inoltre, di poter avere delle prospettive di guadagno future più alte, allora potrebbe convenire aprirsi la partita Iva. In caso contrario, se il lavoratore non si sentisse capace di gestire la propria attività in maniera autonoma, o, dopo anni, si rendesse conto che le sue prospettive di guadagno non fossero così alte, allora potrebbe essere necessario preferire il lavoro dipendente. In sintesi, dunque, secondo l'esperto non è solo la possibilità di guadagno che definisce la convenienza di avere una partita Iva, ma anche le inclinazioni e le esigenze del lavoratore in questione.
