Se il datore di lavoro fa il 'furbetto', e cioè trattiene una parte dello stipendio, minacciando di licenziarvi se doveste protestare, potete procedere con questi tre passaggi: ecco i suggerimenti di un noto avvocato.
La normativa italiana offre una tutela solida ai lavoratori per garantire diritti e protezione in caso di problemi con il datore di lavoro. Il Codice del Lavoro e lo Statuto dei Lavoratori rappresentano i pilastri fondamentali della legislazione. Questi strumenti normativi prevedono tutele riguardo ai contratti, alla sicurezza sul lavoro, ai diritti sindacali e alla protezione contro il licenziamento illegittimo. In caso di problematiche con il datore di lavoro, il dipendente può rivolgersi ai sindacati, che offrono assistenza e supporto legale. Inoltre, esistono uffici e servizi pubblici come la Direzione Territoriale del Lavoro, ora parte dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro, che interviene per vigilare sul rispetto della normativa e per risolvere controversie. Per le situazioni più gravi, come licenziamenti ingiusti o mobbing, il lavoratore ha il diritto di rivolgersi direttamente al giudice. La legge italiana prevede il ripristino del posto di lavoro o un risarcimento in caso di sentenza favorevole al dipendente.
Una situazione grave può essere proprio quella descritta dall'avvocato penale Giuseppe Di Palo, noto esperto legale italiano. L'esperto ha, in effetti, ricevuto il messaggio di un follower delle sue pagine social, il quale ha chiesto cosa si potesse fare, nel caso in cui il datore di lavoro chiedesse una parte indietro, rispetto allo stipendio segnato in busta paga. Cosa si può fare, cioè, quando il datore di lavoro è 'furbetto', e cioè trattiene una parte dello stipendio, minacciando di licenziare i lavoratori che protestano?
Lavoro: ecco le cose da fare nel caso di datore 'furbetto'
La prima cosa da fare, secondo quanto spiega l'esperto, è quella della registrazione del momento della restituzione del denaro. Nonostante la registrazione, in ufficio, sia tendenzialmente non consentita, quando si verificano dei fatti delittuosi ai danni della persona che registra, ciò è possibile. Ed è, dunque, possibile usare la registrazione come prova. La seconda cosa, invece, si può fare quando il datore di lavoro si comporta allo stesso modo con altri dipendenti. L'esperto suggerisce, cioè, di far fronte comune, e di raccogliere testimonianze, anche di persone che non lavorano più nella stessa azienda.
Infine, la terza cosa riguarda la denuncia per estorsione. La minaccia, anche non esplicita, infatti, configura un'ipotesi tipica di estorsione. E, dunque, sarà possibile denunciare il datore per questo reato. Infine, l'avvocato Giuseppe Di Palo ha consigliato, in ogni caso, di rivolgersi a un legale, prima di compiere qualsiasi mossa. L'avvocato, infatti, valuterà la situazione specifica e, in base a questa, determinerà cosa, effettivamente, convenga fare in situazioni di questo tipo.

