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Riuscire a conciliare vita privata e lavoro non sempre e semplice, soprattutto quando si ha una famiglia con dei figli. Cosa prevede la legge nel caso dei turni notturni per le madri lavoratrici? La risposta dell'esperto fa chiarezza.
L’organizzazione del lavoro in turni, in particolare quelli notturni, rappresenta una delle sfide più complesse per le madri lavoratrici. Le ore di lavoro che si estendono dalla mezzanotte fino al mattino possono incidere profondamente sulla vita familiare, creando difficoltà nella gestione dei bambini, soprattutto nei primi anni di vita. In Italia, la legislazione cerca di tutelare le madri lavoratrici, stabilendo delle specifiche disposizioni per proteggere la loro salute e quella del bambino, evitando che debbano affrontare turni notturni durante i periodi più delicati della maternità.
Sebbene il lavoro notturno possa essere necessario in alcune professioni, esistono normative che regolano quando e come una madre può essere esonerata da tali turni. Questa normativa si estende anche ai padri, riconoscendo il ruolo condiviso nella cura del bambino, e ai genitori affidatari. Comprendere i diritti delle madri e dei genitori in generale è fondamentale per garantire che la conciliazione tra vita professionale e familiare avvenga in modo equilibrato e giusto. Ne ha parlato, in un video pubblicato di recente, il dottor Gaetano Iodice, commercialista.
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I diritti delle madri sui turni notturni al lavoro

In Italia, la legge tutela in modo specifico le madri lavoratrici quando si tratta di turni di lavoro che si svolgono durante la notte. Per la madre, infatti, è fatto divieto di svolgere turni notturni, che si estendono dalle 24:00 alle 6:00, dall’accertamento della gravidanza fino al compimento del primo anno di età del bambino. Questa disposizione ha come obiettivo la protezione della salute della madre e del bambino durante il periodo di allattamento e in una fase particolarmente delicata della crescita del neonato. I turni di notte potrebbero comportare un sovraccarico di stress fisico e psicologico che non è compatibile con le esigenze di cura e assistenza del bambino.
L’Integrazione dei diritti nei primi anni di vita del bambino
Una volta che il bambino ha compiuto il primo anno di vita, la situazione cambia. Dal primo anno fino al terzo anno di vita del bambino, sia la madre che il padre hanno la possibilità di essere esonerati dai turni notturni. Questa norma è pensata per riconoscere la necessità di entrambi i genitori di poter conciliare il lavoro con la gestione quotidiana del bambino, che a questa età è ancora molto dipendente da un supporto continuo.
L’esonero dal lavoro notturno non è automatico, ma deve essere richiesto. La scelta di chiedere l’esonero potrebbe dipendere dalla situazione familiare, dalle condizioni di lavoro, e dalle preferenze del genitore, che potrebbero considerare questa possibilità un'opportunità per bilanciare meglio le proprie responsabilità professionali e familiari.
Il caso del genitore affidatario unico
Un altro caso rilevante riguarda il genitore affidatario unico. Se il bambino è affidato esclusivamente a uno dei genitori, questo può richiedere di non lavorare durante le ore notturne fino al compimento del 12° anno di età del bambino. In questi casi, la legge riconosce il carico aggiuntivo di responsabilità che il genitore affidatario deve affrontare e fornisce una protezione maggiore, evitando che il lavoro notturno possa compromettere ulteriormente l’assistenza necessaria al bambino.
Conciliazione tra lavoro e vita privata
Le normative italiane sul lavoro notturno per le madri e i genitori in generale sono parte di un quadro legislativo che cerca di tutelare il benessere dei bambini e delle famiglie. Garantire che le madri e i padri possano scegliere liberamente, o essere esonerati, dai turni notturni fino a una certa età del bambino, permette loro di dedicarsi meglio alla crescita e alla cura dei figli senza sacrificare eccessivamente la carriera professionale.
Tuttavia, sebbene esistano diritti specifici, è fondamentale che i genitori siano ben informati sui loro diritti e che i datori di lavoro siano sensibili alle difficoltà legate alla maternità e alla paternità. La conciliazione tra lavoro e vita familiare è una questione complessa, ma le leggi italiane cercano di garantire una base di protezione adeguata per ogni genitore.
