È possibile, per gli agenti di Polizia, controllare i messaggi che ci arrivano su WhatsApp o su altre applicazioni di messaggistica istantanea, oppure non possono farlo? Ecco la risposta e la spiegazione del noto avvocato.
Quando ci si trova davanti a un posto di blocco della Polizia, è importante sapere quali siano i poteri degli agenti e quali invece i limiti stabiliti dalla legge. Gli agenti possono richiedere la patente di guida e il libretto di circolazione per verificare la regolarità dei documenti. Hanno anche la facoltà di controllare il veicolo, assicurandosi che sia conforme alle norme in materia di sicurezza, caratteristiche ed equipaggiamento. Se durante i controlli dovessero riscontrare gravi pericoli per la sicurezza, possono impedire la prosecuzione del viaggio. In determinate circostanze, sono autorizzati a verificare la presenza di armi, sostanze stupefacenti o persone che viaggiano clandestinamente.
Il test alcolemico è un altro controllo che può essere richiesto in situazioni specifiche. In casi eccezionali e giustificati, gli agenti possono anche procedere con la perquisizione del conducente e dei passeggeri. Tuttavia, ci sono limiti precisi che le forze dell’ordine devono rispettare. Non possono, ad esempio, effettuare perquisizioni personali senza una valida motivazione o ispezionare il veicolo senza una ragione specifica. La persona fermata non può essere trattenuta oltre il tempo strettamente necessario per completare i controlli. L’uso della forza è consentito solo in situazioni estreme, come in caso di resistenza. Il conducente è sempre tenuto a fermarsi all’alt della Polizia e a collaborare. Ignorare un posto di blocco può, naturalmente, comportare conseguenze legali molto serie.
Polizia: è possibile, per gli agenti, controllare i nostri messaggi WhatsApp? Ecco la risposta
È importante ricordare che gli agenti devono agire nel rispetto della legge e dei diritti individuali. È, per questo, importante per i cittadini conoscere quali sono i limiti dei poteri degli agenti nei posti di blocco. Uno di questi riguarda le corrispondenze private: gli agenti delle Forze dell'Ordine non possono, infatti, accedervi senza un provvedimento emanato dall'Autorità Giudiziaria. Lo ha specificato anche un noto esperto italiano, l'avvocato Giuseppe Di Palo. Per corrispondenze private, si intendono, dunque, anche i messaggi inviati su WhatsApp, o su qualsiasi altra app di messaggistica istantanea: come spiega l'avvocato, dunque, gli agenti non hanno diritto di leggere i messaggi, nemmeno per verificare se si è iscritti a gruppi che segnalano la posizione degli autovelox.
Come precisa Di Palo, il segreto della corrispondenza è garantito dalla Costituzione italiana, e può essere limitato solo con un provvedimento specifico dell'Autorità giudiziaria. Su questo punto è intervenuta anche la Corte di Cassazione, che richiama un principio già affermato dalla Corte Costituzionale, il quale ha sottolineato come la tutela della corrispondenza sia un diritto fondamentale e costituzionalmente garantito, anche in situazioni di emergenza. L'autorizzazione del Pubblico Ministero è, dunque, sempre richiesta. L'unica modalità per accedere al contenuto di un dispositivo, conclude l'avvocato, è il sequestro, che può avvenire solo in presenza di un reato, o di sospetti fondati sulla presenza di un reato.

