Ci sono alcuni motivi, esterni al lavoro, che potrebbero, comunque, causare il licenziamento: ecco perché si verrebbe licenziati in questi casi, e di quali casi si tratta.
In Italia, i licenziamenti si distinguono in base alle motivazioni che ne determinano l’applicazione. Tra le principali tipologie figura il licenziamento per giusta causa, che si verifica in presenza di comportamenti gravi da parte del lavoratore, tali da compromettere irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro. Situazioni come furto di beni aziendali, violenze o minacce sul luogo di lavoro, grave insubordinazione, assenze ingiustificate prolungate o lo svolgimento di un’attività lavorativa durante la malattia rientrano in questa categoria. Tale licenziamento ha effetto immediato e non prevede periodo di preavviso. Diverso è il licenziamento per giustificato motivo soggettivo, che riguarda inadempimenti meno gravi come scarso rendimento, negligenza nelle mansioni, violazioni contrattuali o comportamenti lesivi per l’azienda. In questi casi è necessario un preavviso.
Analogamente, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo si applica per esigenze organizzative aziendali, come crisi economica, riorganizzazione interna, cessazione dell’attività o soppressione del posto di lavoro, anch’esso con obbligo di preavviso. Particolare è la disciplina del licenziamento collettivo, previsto quando un’azienda con oltre 15 dipendenti effettua almeno cinque licenziamenti in un periodo di 120 giorni per motivi economici o di ristrutturazione. È fondamentale che ogni licenziamento sia accompagnato da una motivazione valida e documentabile, con eccezioni limitate al periodo di prova o al lavoro domestico. Rilevante è anche la presenza di tutele contro i licenziamenti discriminatori o illegittimi, a garanzia dei diritti dei lavoratori.
Si può essere licenziati per motivi esterni al lavoro: ecco di quali motivi si tratta
Oltre ai motivi strettamente legati al lavoro, è possibile licenziare dei lavoratori anche per cause che non riguardano strettamente il mondo del lavoro. Lo hanno determinato diverse sentenze, come quella che ha ritenuto legittimo il licenziamento di un uomo che ha molestato sua moglie. A confermarlo, è stato anche un noto esperto di diritto del lavoro, il dottor Riccardo Onano. In particolare, Onano ha spiegato che si può licenziare un dipendente, anche nel caso in cui quest'ultimo, pur avendo lavorato in maniera corretta e produttiva, nella sua vita privata abbia compiuto dei reati penali tali da influire sul rapporto di lavoro stesso.
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Sono, dunque, questi i casi in cui si può essere licenziati anche per motivi esterni al lavoro: i casi in cui il dipendente abbia commesso dei reati, e sia stato condannato. Questo, spiega ancora l'esperto, succede perché l'immagine dell'azienda potrebbe essere danneggiata dalla presenza di un dipendente che ha commesso un reato penale e, per tale motivo, i datori potrebbero preferire evitare che ciò accada, licenziando il dipendente. È, quindi, perfettamente legittimo il licenziamento in questi casi.

