Lavoro, ecco la vera differenza tra abbandono e allontanamento: le sanzioni e quale condotta è più grave

Una nota esperta di diritto italiano rivela la differenza tra abbandono e allontanamento dal posto di lavoro: ecco tutti i dettagli e le precisazioni, e quali possono essere le sanzioni collegate a questi comportamenti.

Nel contesto lavorativo, alcuni comportamenti possono compromettere l’efficienza dell’azienda e il benessere dei colleghi. La legge e i contratti collettivi disciplinano queste condotte, prevedendo sanzioni proporzionate alla loro gravità. Tra i comportamenti scorretti, c'è sicuramente l'assenteismo ingiustificato, e cioè il mancato rispetto dell’orario di lavoro senza valida motivazione. Questo può portare a richiami formali, sospensioni e, nei casi più gravi, al licenziamento per giusta causa. Poi, c'è lo scarso rendimento: se il lavoratore non rispetta gli obiettivi minimi richiesti o si dimostra costantemente inefficiente, l’azienda può avviare un procedimento disciplinare che, in caso di recidiva, può culminare nel licenziamento per giustificato motivo. E ancora, il mancato rispetto delle regole aziendali: violare norme di sicurezza, usare strumenti aziendali per fini personali o diffondere informazioni riservate può comportare sanzioni disciplinari e, nei casi più gravi, il licenziamento.

In sede di lavoro, possono avere luogo anche dei conflitti interpersonali e verificarsi episodi di mobbing: insultare colleghi o creare un clima ostile può essere perseguito penalmente e civilmente. Il datore di lavoro è, naturalmente, obbligato a prevenire e sanzionare comportamenti di questo tipo. Infine, ci sono i casi più gravi, e cioè quelli che riguardano i furti o le frodi. L'appropriazione indebita di beni aziendali è, infine, un reato perseguibile penalmente e può determinare l’immediato licenziamento per giusta causa, oltre a sanzioni penali. Le sanzioni, in generale, dunque, variano dal richiamo verbale alla sospensione, fino al licenziamento nei casi più gravi, sempre nel rispetto del diritto di difesa del lavoratore previsto dallo Statuto dei Lavoratori (Legge 300/1970).

Abbandono e allontanamento dal posto di lavoro: le differenze e quali sono le sanzioni collegate a questi comportamenti

In questo articolo, parliamo di due comportamenti in particolare, e cioè dell'abbandono e dell'allontanamento dal posto di lavoro. L'avvocato Wanda Falco ha spiegato che l'abbandono è un distacco prolungato e significativo dal luogo di lavoro, che incide in maniera significativa sulla prestazione. Ad esempio, il lavoratore lascia la sede di lavoro per molte ore, al fine di recarsi in un luogo che, anche geograficamente, è molto distante dall'ufficio. L'allontanamento è temporaneo, e non incide sul regolare svolgimento della prestazione, in quanto il dipendente resta nelle vicinanze ed è sempre reperibile. Quest'ultimo comportamento, dunque, è sicuramente meno grave del primo.

 

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Nonostante ciò, entrambe le condotte sono punite. Questo perché entrambe consistono in un inadempimento dell'obbligo di diligenza, che grava sul lavoratore. Le sanzioni collegate a questi comportamenti sono diverse, e la loro tipologia e gravità dipende anche dall'eventuale recidiva, nonché dall'importanza delle mansioni svolte nel momento in cui si è verificata la condotta citata. Dipende, altresì, da ciò che prevede il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Di solito, spiega l'esperta, l'abbandono del posto di lavoro è punito con il licenziamento per giusta causa, mentre l'allontanamento è punito con sanzioni conservative, come il richiamo o la multa. Naturalmente, però, spiega infine l'esperta, se l'allontanamento dal posto di lavoro è reiterato nel tempo, o è commesso da una persona addetta a mansioni di vigilanza, può portare anche al licenziamento disciplinare.

Lavoro abbandono allontanamento
L'allontanamento dal posto di lavoro.

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