Diritto alla disconnessione: ecco cos'è e come funziona l'antidoto ai problemi dello smart working

L'avvocato Wanda Falco parla del diritto alla disconnessione: ecco come funziona e come viene implementato, nell'ambiente di lavoro, questo importante diritto.

Il mondo del lavoro si articola in diverse modalità operative, che variano in base al settore, alle esigenze aziendali e alla natura delle mansioni svolte. La forma più tradizionale è il lavoro in sede, all’interno di un ufficio o di una struttura aziendale. Questa modalità favorisce il coordinamento tra colleghi, permette un accesso diretto alle risorse aziendali e garantisce un maggiore controllo sulle attività. Tuttavia, può risultare meno flessibile, incidendo sul bilanciamento tra vita privata e professionale. Alcune professioni, poi, richiedono una presenza sul campo. Tecnici, agenti di vendita, ispettori e operatori nel settore edilizio o agricolo operano al di fuori di una sede fissa, svolgendo attività direttamente nei luoghi di intervento. Questa tipologia di lavoro offre dinamicità, ma può presentare sfide logistiche e richiedere spostamenti frequenti.

C'è, poi, il lavoro in remoto: con l’avvento delle tecnologie digitali, il lavoro a distanza è diventato una realtà consolidata. Questa modalità consente di svolgere attività da casa o da qualsiasi luogo dotato di connessione internet, riducendo i tempi di spostamento e migliorando la conciliazione tra lavoro e vita privata. Infine, lo smart working, regolamentato in Italia dalla legge n. 81/2017, non è solo lavoro da remoto, ma una modalità flessibile basata su obiettivi. Il lavoratore può gestire orari e luoghi con maggiore autonomia, purché garantisca produttività ed efficienza. Questa evoluzione del lavoro moderno sta ridefinendo il rapporto tra azienda e dipendente, privilegiando risultati e benessere.

Diritto alla disconnessione: ecco come contrastare i problemi dello smart working

Come spiega l'avvocato Wanda Falco, lo smart working offre numerosi vantaggi: maggiore flessibilità, la possibilità di conciliare le esigenze della vita privata con il lavoro, e tutto ciò comporta anche dei vantaggi per l'azienda. Tra questi, la maggiore produttività e la riduzione dei tassi d'assenteismo. C'è, però, un risvolto della medaglia: potrebbe, infatti, verificarsi il rischio di una iperconnessione del lavoratore. Spesso, in effetti, capita che i dipendenti in smart working vengano contattati in qualsiasi fascia oraria, con mail, sms e chiamate.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Avv. Wanda Falco (@avv.wandafalco)


Proprio per eliminare gli effetti negativi dello smart working, è necessario integrare delle norme che proteggano e salvaguardino il diritto alla disconnessione. L'avvocato Wanda Falco spiega, in effetti, che, per porre un limite a questi comportamenti, è necessario che in azienda venga individuata la fascia oraria di disconnessione. Durante quest'ultima, il lavoratore è legittimato a disattivare tutti i dispositivi che utilizza per lo svolgimento della prestazione lavorativa. Ovviamente, ciò non basta: l'esperta ha spiegato che bisogna anche adottare delle misure tecniche organizzative, per garantire la fascia oraria di disconnessione. Si devono, ad esempio, implementare dei sistemi che determinino la consegna in ritardo delle email che vengono inviate al di fuori delle fasce orarie consentite. Infine, è necessario formare e informare lavoratori e responsabili dei team, affinché garantiscano la fascia oraria di disconnessione, ad esempio astenendosi dal fissare call e riunioni in orari non consentiti.

Diritto alla disconnessione
Una lavoratrice in smart working.

Lascia un commento