Un noto avvocato ha trovato un cartello in un bar, in cui si comunicava che non si accettavano le monete da uno o due centesimi: ma è davvero possibile fare questa comunicazione?
I centesimi di euro rappresentano le frazioni della moneta unica europea introdotta nel 2002. Sono suddivisi in tagli da 1, 2, 5, 10, 20 e 50 centesimi, ciascuno caratterizzato da dimensioni, peso e design specifici. Queste monete, pur avendo una funzione importante per i piccoli pagamenti e per la suddivisione precisa dei prezzi, hanno progressivamente perso rilevanza nelle transazioni quotidiane. Molti consumatori le considerano scomode da maneggiare e spesso finiscono per accumularsi senza essere spese. Per rispondere a queste problematiche, diversi Paesi dell’Eurozona, tra cui l’Italia, hanno introdotto norme che incentivano l’arrotondamento dei prezzi finali al centesimo più vicino, eliminando di fatto la necessità di utilizzare monete da 1 e 2 centesimi.
Dal 1° gennaio 2018, anche in Italia si è prevista la possibilità dell'arrotondamento del prezzo per i pagamenti in contanti, proprio conseguentemente all'approvazione delle suddette norme. Questo significa che, se il totale di uno scontrino non è multiplo di 5 centesimi, l’importo viene arrotondato per eccesso o per difetto, a seconda del multiplo più vicino. Ad esempio, un conto di 10,03 euro viene arrotondato a 10,05 euro, mentre uno di 10,02 euro scende a 10,00 euro. Questa misura mira a semplificare le operazioni di pagamento, riducendo i costi di produzione delle monete più piccole, spesso superiori al loro valore nominale. Tuttavia, l’arrotondamento riguarda solo i pagamenti in contanti, mentre i pagamenti elettronici continuano a essere registrati al centesimo esatto, preservando così la precisione dei prezzi nelle transazioni digitali.
Bar: attenzione a questo cartello, non è corretto
Le imprese commerciali e i bar possono, dunque, arrotondare il prezzo per eccesso, se il costo è più vicino al multiplo di 5 superiore, e se il pagamento avviene in contanti. Questo non significa, però, che queste ultime possano rifiutare i pagamenti con i tagli di uno o due centesimi. A rivelarlo, è stato un noto esperto di tutela dei consumatori, l'avvocato Massimiliano Dona. Recentemente, infatti, il presidente dell'Unione Nazionale Consumatori ha trovato un cartello, in un bar, in cui si vietava il pagamento con questi centesimi, e ha spiegato che questo non è possibile.
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Il fatto che il conio delle monete da uno e da due centesimi sia terminato, nel nostro Paese, infatti, non significa che le monete ancora circolanti abbiano perso il loro valore. Chi ha monete da uno e da due centesimi, dunque, può tranquillamente ancora pagare con queste monete, e, dunque, ha il diritto di farlo anche se dovesse ricevere delle proteste. Non è, infatti, possibile rifiutare il pagamento con i tagli da uno, da due, così come non è possibile rifiutarlo con i tagli da 50 centesimi o un euro. Qualora doveste trovare cartelli del genere, dunque, fatelo notare ai commercianti, sottolineando che questa sia una pratica scorretta.

