Polizia, se ti ferma può chiedere di leggere le tue chat private? Cosa dovresti rispondere se succedesse

Gli agenti di Polizia sono autorizzati a chiedere ai cittadini di leggere le loro chat private, qualora lo ritenessero utile? Ecco la risposta e la spiegazione dell'esperto.

Essere fermati dalla Polizia è un evento comune che può avvenire in diverse circostanze, come durante un controllo stradale o in un'operazione di pubblica sicurezza. Questi controlli sono regolati dalla legge e hanno lo scopo di garantire la sicurezza e l'ordine pubblico. Gli agenti, nel momento in cui fermano una persona, devono identificarsi e agire nel rispetto dei diritti del cittadino. Durante un controllo stradale, per esempio, gli agenti possono richiedere patente, carta di circolazione e assicurazione del veicolo. Se ci sono dubbi sull’identità, possono chiedere un documento di riconoscimento valido. È importante sapere che rifiutarsi di fornire i documenti o opporsi al controllo può comportare sanzioni amministrative o, in alcuni casi, procedimenti penali.

In caso di perquisizione personale o del veicolo, gli agenti devono avere un motivo giustificato, come la prevenzione di reati o il sospetto fondato di un’attività illecita. È fondamentale che queste procedure avvengano nel rispetto della dignità e della privacy del cittadino, come stabilito dall’articolo 13 della Costituzione. Conoscere i propri diritti e mantenere un atteggiamento collaborativo è essenziale per gestire serenamente queste situazioni. I controlli della Polizia, sebbene possano creare disagio, sono strumenti fondamentali per garantire la sicurezza di tutti. Come abbiamo già anticipato, però, nel rispetto della dignità e della privacy del cittadino, le perquisizioni e i controlli hanno dei limiti: uno di questi riguarda la lettura delle chat private.

Polizia: gli agenti possono leggere le chat private? Ecco la risposta

A rispondere a questa domanda è stato un noto esperto di diritto penale, l'avvocato Giuseppe Di Palo. Di Palo ha spiegato che gli agenti di Polizia giudiziaria non possono controllare le chat private, sulle app dello smartphone: questo perché le chat sono da considerarsi corrispondenze private a tutti gli effetti. La corrispondenza privata, aggiunge, non può mai essere aperta dalla Polizia Giudiziaria, se non a seguito di un provvedimento motivato dell'Autorità Giudiziaria. E, cioè, di un giudice che autorizzi tali operazioni: se non vi è un provvedimento del Pubblico ministero, dunque, gli agenti di Polizia non potranno mai leggere le chat dei cittadini.

Questo emerge da una sentenza della Corte di Cassazione, nell'ambito della quale l'indagato aveva prestato il suo consenso a far vedere le chat, e addirittura a realizzare degli screenshot di queste conversazioni. L'avvocato spiega, dunque, che questa sentenza dimostra come gli agenti di Polizia Giudiziaria non abbiano il potere di acquisire materialmente il contenuto della corrispondenza, e che se volessero farlo, dovrebbero acquisire prima il dispositivo elettronico, previo provvedimento del Pubblico Ministero. E, in ogni caso, in quel momento, gli agenti non avranno, loro stessi, l'accesso diretto alle chat, ma si dovrà seguire un procedimento. Questo vale anche nelle situazioni di particolare urgenza: sarà necessario, in quel momento, chiedere l'autorizzazione al Pubblico Ministero per la lettura di uno specifico contenuto. Pertanto, per quanto improbabile, qualora gli agenti vi chiedessero di leggere le conversazioni private, sarete autorizzati dalla legge a rispondere di no, a meno che non ci sia il provvedimento motivato dell'Autorità Giudiziaria: solo in questo caso, sarete obbligati a dare il cellulare per le operazioni previste.

Polizia chat
La lettura di una chat privata.

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