Lavoro, passaggio dal tempo pieno al contratto part-time: avvocato rivela quando e come è possibile farlo

Passaggio dal contratto di lavoro a tempo pieno al contratto part-time: avvocato rivela quando è possibile farlo e come. Ecco i dettagli.

Il contratto a tempo pieno rappresenta la tipologia contrattuale standard nel mondo del lavoro italiano, caratterizzata da un orario settimanale di 40 ore, come stabilito dal Decreto Legislativo 66/2003, salvo diverse disposizioni previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL), come le 36 ore del CCNL - Comparto Funzioni Locali. Questo contratto garantisce al lavoratore una piena retribuzione e tutti i diritti previsti dalla normativa, come ferie, malattia e contributi previdenziali. È il contratto ideale per chi desidera una stabilità economica e professionale, ma richiede una disponibilità di tempo elevata. Il contratto part-time o parziale, invece, prevede un orario lavorativo ridotto rispetto a quello standard e si distingue in tre principali tipologie: orizzontale, verticale e misto.

Nel part-time orizzontale, il lavoratore svolge attività lavorativa tutti i giorni ma per un numero ridotto di ore rispetto al tempo pieno. Nel part-time verticale, invece, il lavoro si concentra su alcuni giorni della settimana, del mese o dell'anno, lasciando liberi gli altri. Infine, il part-time misto combina le caratteristiche dei primi due, alternando periodi di lavoro orizzontale e verticale. Questa flessibilità rende il part-time particolarmente adatto a chi cerca un equilibrio tra lavoro e vita privata o ha esigenze personali specifiche. Tuttavia, va considerato che la retribuzione e i contributi previdenziali sono proporzionali alle ore effettivamente lavorate. Entrambi i contratti, a tempo pieno e part-time, rappresentano strumenti fondamentali per regolare il rapporto di lavoro, adattandosi alle diverse necessità del mercato e dei lavoratori.

Lavoro: come si effettua il passaggio dal tempo pieno al part-time

Ma è possibile passare da un contratto a tempo pieno a un contratto a tempo parziale? La risposta è affermativa, ma è necessario il consenso da entrambe le parti. A spiegarlo, è stata una nota esperta di diritto, l'avvocato Wanda Falco. In particolare, l'esperta ha spiegato che è necessario l'accordo scritto tra il datore di lavoro e il lavoratore. È importante, altresì, sottolineare che, nel caso in cui il lavoratore rifiuti la proposta di trasformazione del contratto in part-time, quest'ultimo non potrà essere licenziato. Ci sono, poi, dei casi in cui la trasformazione del tempo pieno in parziale è un vero e proprio diritto del lavoratore: ciò accade, per esempio, nel caso in cui il lavoratore sia affetto da patologie oncologiche, o da patologie cronico-degenerative, che abbiano determinato una riduzione della capacità lavorativa.

 

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Inoltre, continua l'avvocato, la legge prevede dei casi in cui il datore di lavoro sia tenuto a dare priorità alle richieste di passaggio dal lavoro full-time a part-time, provenienti da determinate categorie di lavoratori. Ad esempio, i lavoratori che abbiano un coniuge o un convivente di fatto, oppure un genitore o un figlio affetti da patologie oncologiche o cronico-degenerative, o anche i lavoratori che abbiano un figlio convivente di età non superiore a 13 anni, o portatore di handicap. Se la richiesta dovesse provenire da queste tipologie di lavoratori, spiega l'avvocato, questi avrebbero priorità su altri.

Lavoro passaggio part-time
Lavoratore controlla l'orologio.

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