Il datore di lavoro può perquisire i suoi dipendenti: questa è una delle tre cose 'assurde' della legge italiana sui cosiddetti 'boss' delle aziende. Scoprite di più all'interno dell'articolo.
Il datore di lavoro rappresenta una figura centrale nel rapporto di lavoro subordinato ed è disciplinato dalla normativa italiana con un’attenzione particolare alla tutela dei diritti e dei doveri nei confronti dei lavoratori. Secondo l’articolo 2082 del Codice Civile, il datore di lavoro è definito come colui che esercita un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi. Questa figura può essere una persona fisica o giuridica, inclusi enti e società. Dal punto di vista normativo, il datore di lavoro ha una serie di obblighi principali. Tra questi rientra la stipula del contratto di lavoro, che regola il rapporto con il dipendente in conformità con le disposizioni del diritto del lavoro e i contratti collettivi nazionali (CCNL).
Inoltre, il datore di lavoro è tenuto al pagamento della retribuzione, all’assicurazione dei dipendenti presso gli enti previdenziali e all’applicazione delle norme in materia di sicurezza sul lavoro. La sicurezza sul lavoro è un aspetto cruciale della disciplina del datore di lavoro, regolata dal D.Lgs. 81/2008, noto come Testo Unico sulla Sicurezza. Questo decreto impone al datore di lavoro di garantire un ambiente lavorativo sicuro, attraverso l’adozione di misure preventive, la valutazione dei rischi e la formazione del personale. Infine, il datore di lavoro deve rispettare la normativa sulla parità di trattamento e contro le discriminazioni, nonché le regole sulla gestione dei rapporti in caso di licenziamenti, ferie, malattia e altre condizioni previste dal diritto del lavoro italiano. La sua responsabilità giuridica si estende anche alle violazioni che possono comportare sanzioni civili, penali o amministrative.
Il datore di lavoro può perquisire i dipendenti e non solo: le tre cose assurde del diritto penale
A proposito delle sanzioni penali, esistono diverse pratiche tipicamente associate ai datori di lavoro, come il mobbing, o la violazione delle norme di sicurezza sul lavoro, che danno origine a reati più o meno gravi, previsti dal Codice Penale e puniti anche con la reclusione. In questo articolo, però, parleremo di tre casi molto particolari, in cui i datori di lavoro sono autorizzati a fare qualcosa di inaspettato, oppure, pur compiendo determinate azioni, non possono essere accusati di determinati reati. Sono le tre cose assurde sui datori di lavoro, come le ha chiamate un noto esperto di diritto penale, l'avvocato Giuseppe Di Palo. La prima riguarda il Trattamento di Fine Rapporto (TFR): se il datore non dovesse pagare il TFR, pure di fronte a continue richieste, non commette il reato di appropriazione indebita.
Per la giurisprudenza, spiega l'esperto, il denaro del TFR non è del dipendente: pur vantando un credito su queste somme, esse sono ancora patrimonio aziendale e, per questo, non si configura un'appropriazione indebita. La seconda cosa è ancora più particolare. L'esperto ha spiegato, infatti, che se, prima dell'assunzione e non dopo, un datore di lavoro propone delle condizioni di lavoro estremamente svantaggiose e costringe il dipendente ad accettarle, approfittando dello stato di bisogno, non commette il reato di estorsione.

Infine, non molti sanno che i datori di lavoro possono perquisire personalmente i dipendenti. Ha questa capacità, però, soltanto quando ciò sia indispensabile per la tutela del patrimonio aziendale, in relazione alla qualità degli strumenti di lavoro e delle materie o dei prodotti. Le regole, però, sono stringenti per i datori di lavoro, e le perquisizioni possono essere fatte solo previa autorizzazione, da parte delle rappresentanze sindacali, o dell'ispettorato del lavoro.
