Università, ecco la facoltà che sparirà fra 50 anni per l'Intelligenza Artificiale: il motivo

Fra 50 anni, una facoltà dell'Università potrebbe scomparire, secondo l'Intelligenza Artificiale: non è certo, ma non è impossibile. Ecco di quale facoltà si tratta.

Secondo una proiezione teorizzata dall’Intelligenza Artificiale, una delle facoltà universitarie che potrebbe scomparire nei prossimi 50 anni è quella di Scienze della Comunicazione. Questa previsione, per quanto speculativa, si basa su un'analisi delle tendenze tecnologiche e sociali in evoluzione, evidenziando il rischio che alcune discipline legate alla comunicazione e al marketing vengano ristrutturate o inglobate in percorsi formativi più tecnici o interdisciplinari.

Università: ecco perché la facoltà di Scienze della Comunicazione potrebbe sparire o, comunque, cambiare per l'Intelligenza Artificiale

La tesi: l’automazione sostituirà alcune competenze umane

L’intelligenza artificiale ha già trasformato il mondo della comunicazione. Strumenti come il copywriting automatico, i modelli predittivi di marketing e i sistemi di generazione di contenuti digitali stanno semplificando e automatizzando molte attività tradizionalmente affidate a professionisti del settore. Secondo le proiezioni, l’IA sarà in grado di produrre contenuti, pianificare strategie di comunicazione e persino analizzare i comportamenti dei consumatori con una precisione tale da ridurre la domanda di figure professionali con un background puramente teorico.

Università facoltà Intelligenza Artificiale
Studio di gruppo all'università.

La conseguenza diretta potrebbe essere un drastico calo d’interesse per una facoltà percepita come poco tecnica, spingendo le università a integrarla con corsi più specializzati in tecnologia digitale, data science e intelligenza artificiale applicata. Di conseguenza, Scienze della Comunicazione potrebbe sparire come disciplina autonoma per confluire in percorsi più interdisciplinari e pratici.

Argomentazioni a favore della tesi

Da una parte, l'Intelligenza Artificiale sottolinea che molte delle competenze insegnate oggi, in molte facoltà di Scienze della Comunicazione, sarebbero già disponibili attraverso corsi brevi online o programmi di formazione aziendale. Inoltre, l’IA ha dimostrato di poter generare contenuti creativi e campagne pubblicitarie con costi ridotti e tempi più rapidi rispetto agli esseri umani. Questo potrebbe portare le aziende a investire maggiormente in tecnici esperti nell’uso di strumenti digitali avanzati piuttosto che in professionisti con una formazione generalista.

La tesi opposta: l’insostituibilità dell’umano

Tuttavia, è giusto ritenere, dall'altra parte, che queste previsioni siano eccessivamente pessimistiche. La comunicazione non è solo tecnica: richiede empatia, creatività e una profonda comprensione del contesto culturale, tutte qualità che l’IA fatica a replicare. I sostenitori della facoltà affermano che la formazione in Scienze della Comunicazione continuerà a essere fondamentale per preparare professionisti capaci di gestire la relazione tra tecnologia e umanità, fornendo un punto di vista critico e creativo che le macchine non possono offrire.

Verso un futuro interdisciplinare

Piuttosto che scomparire, quindi, Scienze della Comunicazione potrebbe evolversi in una disciplina ibrida, unendo competenze tradizionali con tecnologie emergenti. Corsi che combinano soft skills, come la narrazione e l’analisi critica, con hard skills, come l’uso di software di IA e la gestione dei dati, potrebbero garantire alla facoltà un ruolo centrale nel mondo accademico del futuro. Sebbene non ci siano certezze, questa riflessione apre uno scenario interessante su come l’intelligenza artificiale e la tecnologia trasformeranno il panorama educativo, spingendo le università a ripensare le loro offerte formative per rispondere alle esigenze di un mondo in continua evoluzione.

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