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Schiacciare un pisolino sul posto di lavoro può portare dei benefici per quanto riguarda la produttività, ma questo deve essere ammesso dall'azienda. Cosa si rischia, invece, se ci si addormenta in un'azienda in cui il pisolino non è ammesso?
L'idea di fare un pisolino sul posto di lavoro è un tema che suscita un dibattito acceso tra chi sostiene i benefici del sonno e chi ne evidenzia i rischi professionali. Da una parte, numerosi studi scientifici mostrano che una breve pausa per dormire può migliorare la salute mentale e fisica dei lavoratori.
Secondo ricerche condotte dalla National Sleep Foundation e da altre istituzioni, un sonnellino di 10-20 minuti aumenta la vigilanza e la capacità di concentrazione senza compromettere il normale ciclo del sonno notturno. I benefici principali si osservano nella riduzione della fatica, nella diminuzione dello stress e in un potenziale incremento della produttività.
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I vantaggi del pisolino al lavoro

In aziende all’avanguardia, come quelle giapponesi, il pisolino sul lavoro è non solo accettato, ma incoraggiato. Grandi aziende come Google e Nike hanno introdotto stanze del riposo, comprendendo i benefici del riposo breve per la performance dei loro dipendenti. In questi contesti, fare un pisolino non è considerato come una perdita di tempo, bensì come una risorsa per affrontare al meglio la giornata lavorativa. Le aziende che adottano politiche di “power nap” mostrano una sensibilità verso il benessere dei dipendenti, il che potrebbe tradursi anche in una maggiore soddisfazione e motivazione lavorativa.
Cosa ha stabilito la Cassazione
Non tutti i settori, però, possono permettere la stessa flessibilità. In Italia, la giurisprudenza si è espressa più volte sui rischi del sonno sul posto di lavoro, specialmente in settori che richiedono alti standard di attenzione e responsabilità, come la vigilanza e i trasporti. Ne ha parlato, in un video, la dottoressa Wanda Falco, avvocato. Secondo la Corte di Cassazione, addormentarsi durante l’orario di lavoro può violare i principi di buona fede e diligenza e costituire motivo di licenziamento per giusta causa, soprattutto se comporta rischi per la sicurezza. Per esempio, un addetto alla sicurezza che si è addormentato durante il turno è stato licenziato perché il suo comportamento è stato interpretato come un “abbandono doloso” della sua postazione, mettendo a rischio la sicurezza delle persone sotto la sua tutela.
La diligenza richiesta al lavoratore dipende strettamente dal ruolo e dalle mansioni assegnate. In situazioni dove è prevista una vigilanza continua o una risposta rapida, come nel caso delle guardie giurate o degli operatori di sicurezza, dormire durante il turno è considerato una grave negligenza e può condurre al licenziamento senza preavviso. La Cassazione, in una sentenza del 2010, ha chiarito che un comportamento simile è punibile anche con il licenziamento, in quanto contravviene ai requisiti minimi di diligenza per tali mansioni.
