L'INPS ha di recente comunicato l'avvio dei controlli nei confronti dei beneficiari dell'Assegno di Inclusione che hanno avviato un'attività lavorativa senza comunicarlo all'ente. Si rischia la sospensione e addirittura la decadenza dell'INPS.
L’Assegno di Inclusione (ADI) è una misura introdotta in Italia per contrastare la povertà e supportare l'inclusione sociale e lavorativa delle famiglie in difficoltà economica. Sostituisce il Reddito di Cittadinanza dal 2024, concentrandosi in particolare su famiglie con minori, persone disabili o anziani over 60. L’obiettivo è fornire un sostegno economico ai nuclei familiari in situazioni di bisogno, aiutando i beneficiari a reintegrarsi nel mercato del lavoro e a migliorare la propria condizione economica.
L’Assegno di Inclusione è riservato a cittadini italiani, europei o stranieri con permesso di soggiorno, che abbiano risieduto in Italia per almeno cinque anni. Per accedervi, il nucleo familiare deve soddisfare determinati requisiti economici, come un ISEE inferiore a una soglia stabilita annualmente. Oltre al contributo economico, l’ADI offre servizi di assistenza e supporto per l’inclusione lavorativa, in collaborazione con i Centri per l'Impiego e le agenzie del territorio. I beneficiari possono così intraprendere percorsi di formazione e ricerca attiva di lavoro, favorendo una reale integrazione sociale. L’Assegno di Inclusione rappresenta quindi uno strumento di aiuto completo, volto a sostenere le famiglie vulnerabili e promuovere l’autosufficienza economica.
Controlli dell'INPS sull'Assegno di Inclusione: chi rischia la sospensione (o la decadenza)

Nelle scorse ore, con un messaggio pubblicato sul proprio sito ufficiale, l'INPS ha annunciato l'avvio di specifici controlli nei confronti dei beneficiari. Come stabilito dalla legge, infatti, in caso di avvio di un'attività di lavoro dipendente da parte di un componente del nucleo familiare che percepisce la misura è necessario comunicare all'INPS il reddito derivante dall'attività. Questa comunicazione va fatta entro 30 giorni dall'addio dell'attività. Trascorsi i 30 giorni dall'avvio senza comunicazioni da parte del lavoratore, l'erogazione del beneficio è sospesa (trascorsi i 3 mesi, invece, decade il diritto all'Assegno di Inclusione). Nello stesso messaggio, l'INPS ha spiegato che il maggiore reddito da lavoro percepito non concorre alla determinazione della misura entro il limite massimo di 3mila euro lordi: concorre solo la parte eccedente tale soglia. La comunicazione va fatta tramite la presentazione del modello ADI-Com Esteso.
L'INPS ha di recente avviato controlli mirati proprio riguardanti l'omessa presentazione del suddetto modello. In caso di omessa comunicazione si procede con la sospensione del beneficio. Solo con la presentazione del modello, infatti, si può mantenere il beneficio con eventuale riduzione dell'importo mensile, se necessaria. Se entro tre mesi dall'avvio dell'attività lavorativa o dei percorsi di politica attiva non viene presentato il modello ADI-Com Esteso, però, l'Assegno di Inclusione decade e si perde dunque il diritto al beneficio.
