Con l'arrivo dei mesi freddi nelle case si torneranno ad accendere i riscaldamenti per avere temperature più confortevoli. Date e orari di accensione e spegnimento, però, non sono a discrezione del singolo cittadino ma sono stabilite dalla legge e variano in base alla zona climatica di riferimento. Ci sono sanzioni per i trasgressori.
È ormai sempre più vicino il momento in cui dovremo riaccendere i riscaldamenti nelle nostre case. Dopo mesi di clima caldo o mite, infatti, ci avviamo verso la stagione fredda. Che sarà accompagnata dalla necessità di riscaldare gli ambienti per ottenere temperature più confortevoli. Non tutti, però, sanno che il momento in cui è possibile accedere i riscaldamenti non è una libera scelta del singolo cittadino.
A fare chiarezza sul tema ci ha pensato, in un video pubblicato nelle scorse ore, l'avvocato Angelo Greco. Il momento di accensione dei riscaldamenti, ha spiegato l'avvocato, non è deciso dai singoli cittadini ma è regolamentato dalla legge. Le date di accensione e chiusura sono infatti stabilite da un decreto del Mit, che distingue a seconda della zona in cui si vive. Questo decreto individua, in particolare, 5 zone climatiche per il territorio italiano.
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Accensione e spegnimento dei riscaldamenti: così date e orari cambiano in base alla zona

Chi vive a Palermo e Trapani, ad esempio, potrà accendere i riscaldamenti dal primo dicembre al 31 marzo, per un massimo 8 ore al giorno. A Milano e Torino, invece, il periodo va dal 15 ottobre al 14 aprile, per un massimo di 14 ore al giorno. Per quanto riguarda Roma e Pescara, si va dal primo novembre al 15 aprile, per un massimo di 12 ore al giorno. A Napoli si potranno accendere dal 15 novembre al 31 marzo, per un massimo di 10 ore al giorno.
Ai fini del rispetto delle date, comunque, c'è da fare una distinzione tra condomini con riscaldamento centralizzato e abitazioni con impianto autonomo. In condominio, infatti, l'accensione (che è soggetta ai limiti di cui sopra) prevede un passaggio in assemblea sugli orari giornalieri. Chi ha un impianto autonomo, invece, può decidere gli orari in piena autonomia. Il mancato rispetto di questi obblighi stabiliti dalla legge prevede anche una sanzione: in caso di trasgressione, infatti, sono previste ammende da un minimo di 500 euro a un massimo di 3mila euro. Sono inoltre possibili anche multe condominiali o dagli enti locali. In ogni caso, i singoli Comuni possono derogare a quanto previsto dal decreto, se le circostanze lo rendono necessario. È quindi molto importante informarsi sulla propria zona di riferimento ma anche su eventuali deroghe comunali per essere sicuri di non trasgredire.
