TFR, cosa succede se non viene erogato a causa di più dimissioni contemporanee? L'esperto fa chiarezza su questa possibilità

Il datore di lavoro potrebbe comunicare di non essere in grado di erogare il TFR al termine del rapporto professionale per problemi di liquidità dovuti alle contemporanee dimissioni (o licenziamenti) di altri dipendenti. Cosa bisogna fare in questo caso? La risposta dell'avvocato.

Il TFR è una vera e propria tutela, almeno economica, nei confronti dei lavoratori. Acronimo di trattamento di fine rapporto, si tratta di una parte della retribuzione dei lavoratori che viene accantonata periodicamente dal datore di lavoro a corrisposta al termine del rapporto professionale (in realtà esiste la possibilità di una liquidazione del TFR in busta paga, insieme allo stipendio mensile), a prescindere dal motivo per cui questo venga interrotto. Questa somma spetta sia in caso di contratto determinato che indeterminato e può essere corrisposto in una o più soluzioni in base alla cifra.

Il trattamento di fine rapporto (la cui destinazione, se in azienda o in fondi pensione complementari, va comunicata dal dipendente all'azienda tramite un apposito modulo all'inizio dell'attività lavorativa). La somma viene generalmente erogata in concomitanza con l'ultima busta paga o, al massimo, entro i successivi 30-45 giorni. Cosa accade se, però, al termine del rapporto lavorativo il datore di lavoro comunica al dipendente di non poter erogare la somma dovuta per problemi di liquidità (almeno momentanei)? Problemi di liquidità dovuti, magari, alla concomitante necessità di corrispondere il corrispondente TFR ad altri lavoratori che si sono dimessi o sono stati licenziati nel medesimo periodo.

 

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TFR, il principio stabilito dalla Corte di Cassazione su questa eventualità

Il TFR può essere pagato in ritardo in caso di più dimissioni in contemporanea?
Cosa ha stabilito la Corte di Cassazione. Fonte: Instagram

Un chiarimento a questa circostanza tutt'altro che improbabile è stata fornita, in un video pubblicato di recente, dall'avvocato Angelo Greco. L'esperto, per sciogliere questo dubbio, si è rifatto ad un principio stabilito dalla Corte di Cassazione. Secondo i giudici, la concomitanza di più risoluzioni del rapporto di lavoro in contemporanea non è un valido motivo per ritardare il pagamento del TFR.

Il datore di lavoro, come affermato dall'avvocato Angelo Greco, è dunque tenuto a corrispondere il TFR non appena cessa il contratto di lavoro. O, comunque, entro il termine massimo eventualmente previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Solo questi ultimi, infatti, possono prevedere un tempo più ampio per l'erogazione del trattamento di fine rapporto. Il datore di lavoro, infatti, non può decidere in autonomia di erogare la somma dovuta in ritardo rispetto a quanto previsto. I problemi di liquidità dovuti alla concomitanza di più TFR da versare non sono una motivazione valida.

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