La legge e i contratti collettivi nazionali stabiliscono un numero massimo di assenze possibili dal lavoro per malattia: cosa succede se viene superato questo tetto.
Può accadere che, a causa di una malattia, un lavoratore non sia in grado di svolgere le proprie mansioni. Si tratta di un evento, oltre che spiacevole, anche imprevedibile. Per questo motivo, la legge tutela con apposite norme proprio questi dipendenti.
Il lavoratore colpito di malattia può godere di un periodo di assenza dal lavoro, chiaramente giustificato da una temporanea incapacità lavorativa. In tal senso, il dipendente può godere di una doppia tutela: da un lato giuridica, dall'altro economica. Il dipendente, infatti, non può essere licenziato nel periodo coperto di giorni di malattia, periodo durante il quale ha diritto a un'indennità economica erogata direttamente dall'INPS.
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Lavoro e assenze per malattia, qual è il limite previsto

I giorni di malattia, dunque, sono tra i diritti fondamentali del lavoratore. È importante, però, utilizzarli nel rispetto delle leggi vigenti. Bisogna sapere, infatti, che esiste un limite massimo di assenze per malattia che un lavoratore può accumulare durante l'anno: il suo nome è periodo di comporto. In un video pubblicato di recente su Instagram, l'avvocata Beatrice Mavilla ha fatto chiarezza proprio sul periodo di comporto.
Nel caso della categoria degli impiegati, il limite massimo di assenze per malattia è stabilito dalla legge. Questa, infatti, prevede un massimo di 3 mesi di malattia nel caso di un'anzianità di lavoro inferiore ai dieci anni; nel caso di un'anzianità di lavoro superiore ai 10 anni, invece, il periodo comporto arriva fino a 6 mesi. In questo lasso di tempo, previsto per l'appunto dalla legge, il datore di lavoro non può licenziare il dipendente per aver preso troppi giorni di malattia (salvo in casi eccezionali). Per quanto riguarda le altre categorie di lavoratori, come ad esempio gli operai, a stabilire il periodo comporto è la contrattazione collettiva: il limite massimo ammesso, dunque, è specificato sul contratto collettivo nazionale di lavoro. Questo periodo, generalmente, è pari a 180 giorni, ma per maggiori certezze è sempre meglio consultare il CCNL di riferimento.
In caso di malattia, il lavoratore è tenuto tempestivamente a comunicare la propria assenza all'azienda, a richiedere al proprio medico curante il certificato medico entro i termini previsti dalla normativa e, se richiesto, sottoporsi a visite di controllo da parte del medico INPS, risultando quindi reperibile presso il proprio domicilio nelle fasce orarie stabilite dalla legge.
