La tendenza recente va nella direzione della ricerca di una pizza sempre più digeribile, ma in merito c'è un mito da sfatare. Da cosa dipende, esattamente, la digeribilità di questo alimento?
Simbolo dell'Italia ma apprezzata in tutto il mondo, la pizza sa essere alla perfezione la regina della tavola. Non solo un semplice piatto, ma la rappresentazione di momenti piacevoli e conviviali. Questo alimento, gustoso in tutte le sue varietà, è anche ricco di benefici per l'organismo.
La pizza è considerata un alimento completo, ma non sempre equilibrato. Chiaramente, è necessario fare i dovuti distinguo in base alla tipologia scelta. Di base, comunque, possiamo dire che è fonte di energia grazie ai carboidrati presenti; è ricca di nutrienti che apportano vitamine, minerali e fibre; è estremamente versatile, grazie alle infinite combinazioni di ingredienti che possono essere utilizzati. C'è da aggiungere, però, che è anche un alimento ad alto contenuto calorico, soprattutto quando farcita con ingredienti grassi; è povere di fibre, che sono fondamentali per una corretta digestione; ha un elevato contenuto di sale, che può aumentare la pressione sanguigna; può causare problemi digestivi, in alcune persone, a causa del contenuto di lievito.
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Come rendere la pizza più digeribile: dipende tutto dalla cottura

In quanto piatto completo, spesso la sola pizza è sufficiente a coprire un intero pasto. Negli ultimi anni, però, la tendenza è quella di creare pizze che possano essere sempre più digeribili. Ma cosa si intende, esattamente, per pizza digeribile? In merito c'è un falso mito da sfatare. Lo ha fatto Daniele Paci, agronomo, che si occupa di condividere contenuti sempre molto utili e interessanti in ambito alimentare. Nel filmato in questione, Paci ha fornito un chiarimento importante a proposito della digeribilità delle pizze.
Spesso si tende a credere che le pizze siano più digeribili quando lievitate o maturate più a lungo. In realtà, ha spiegato Daniele Paci, non è proprio così. La verità, infatti, è che la pizza è più digeribile solo quando cotta bene. È la cottura, dunque, a fare la differenza. Paci, in merito, ha fornito un esempio pratico. Se si prendono della farina, dello zucchero, dell'acqua e un lievito istantaneo si ottiene una torta. Nessun tempo di lievitazione e di maturazione, ma la torta sarà comunque digeribile. A renderla digeribile sarà infatti la cottura. Durante la cottura, ha spiegato l'agronomo, l'impasto diventa più digeribile perché le proteine, denaturandosi, diventano più aggredibili dalle nostre proteasi e, quindi, più digeribili. Il punto fondamentale, però, sono gli amidi: questi, all'interno della farina, hanno una forma semicristallina. In questa forma, i nostri enzimi non sono in grado di digerirli: se cotta in un ambiente umido, gli amidi gelatinizzano e, in questa condizione, gli enzimi sono in grado di digerirli. Questo ci fa capire come sia in realtà la cottura a fare la differenza.
