Lavoro, quanto costa davvero licenziare un dipendente? Il chiarimento dell'esperta

È necessario pagare una somma in denaro per licenziare un dipendente? E a quanto ammonta questa somma, e in cosa consiste? Ecco la risposta della nota esperta e consulente del lavoro.

Il rapporto di lavoro subordinato può concludersi in diversi modi, a seconda della sua tipologia. Se il contratto di lavoro è determinato, esso può terminare anche con la scadenza del contratto, se quest'ultimo non è rinnovato. Se, invece, si tratta di un contratto a tempo indeterminato, esso potrà terminare in due soli modi: con il licenziamento o con le dimissioni. Queste ultime dovranno essere richieste dal dipendente, mentre il licenziamento dovrà essere disposto dal datore di lavoro.

Il datore di lavoro può licenziare un dipendente per tre motivi differenti: il licenziamento per giusta causa, per giustificato motivo soggettivo e per giustificato motivo oggettivo. I primi due motivi riguardano delle inadempienze, o delle caratteristiche incompatibili con il tipo di lavoro, che possiede il lavoratore da licenziare. Il giustificato motivo oggettivo, invece, riguarda dei problemi non dipendenti dal lavoratore, ma dalla presenza di crisi economiche in azienda o, comunque, di cause che rendono necessario ridurre il personale di lavoro. La giusta causa non richiede un preavviso, mentre le altre due richiedono un preavviso o, in caso contrario, il versamento di un'indennità di preavviso, che equivale alla retribuzione che il lavoratore avrebbe ricevuto, se avesse lavorato nel numero dei giorni di preavviso.

Quanto costa davvero licenziare un dipendente, per il datore di lavoro? Ecco la risposta dell'esperta

L'indennità di preavviso, in particolare, è il primo costo che il datore di lavoro potrebbe affrontare, in caso di licenziamento di un suo dipendente. Il licenziamento, infatti, non è gratuito e, anzi, ha dei costi indiretti e diretti. Uno dei costi indiretti è, per l'appunto, l'indennità di preavviso, qualora si decidesse di non far lavorare il dipendente da licenziare in quei giorni. Un altro costo indiretto è la corresponsione del TFR, e cioè del trattamento di fine rapporto. A dir la verità, questo deve essere corrisposto in qualsiasi caso, quando si conclude il rapporto di lavoro. Il TFR è dovuto, infatti, sia nel caso del licenziamento, che nel caso delle dimissioni, che con la fine del rapporto di lavoro per il pensionamento del dipendente.

 

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C'è, poi, un costo diretto, e cioè il ticket di licenziamento. Questo deve essere affrontato solo in caso di licenziamento, o anche di dimissioni per giusta causa del lavoratore: è dovuto, cioè, nel caso in cui al lavoratore, per la fine del rapporto di lavoro, spetti la NASpI. Sabrina Grazini, nota consulente del lavoro, ha spiegato, sulle sue pagine social, che il ticket di licenziamento è un contributo aggiuntivo, volto a finanziare la disoccupazione che, poi, percepirà il dipendente stesso. L'importo di questo contributo varia, in base all'anzianità aziendale del dipendente e, per il 2024, può arrivare fino a 1.907,01 euro.

Lavoro licenziare dipendente
Un datore di lavoro licenzia il suo dipendente.

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