È possibile, per un datore di lavoro, licenziare un dipendente mediante un investigatore privato, o è necessario farlo in maniera diversa? Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha definito al meglio la situazione.
Una delle cause tipiche del licenziamento per giusta causa è l'assenteismo del dipendente. Quando un dipendente, spesso, non si presenta al lavoro per motivi ingiustificati, oppure simula una malattia, egli può essere licenziato per una giusta causa. In particolare, in riferimento alla simulazione di malattia, un dipendente può essere licenziato se, pur dicendo di essere ammalato, assume comportamenti che non sarebbero assolutamente compatibili con una malattia.
Questo comportamento compromette il rapporto di fiducia che dovrebbe esserci tra un datore e il suo dipendente: fingendo di essere ammalato, infatti, il dipendente imbroglia, di fatto, il suo datore, che non può più fidarsi del suo operato. Il licenziamento per giusta causa, a differenza degli altri, prevede che il dipendente venga allontanato immediatamente, senza la necessità di preavviso. Questo, proprio perché il datore non può più fidarsi di lui.
Un datore di lavoro può licenziare un dipendente mediante un investigatore privato? Ecco la risposta
Il datore di lavoro è, però, tenuto a dimostrare le ragioni del licenziamento per giusta causa. Se la giusta causa dovesse essere una simulazione di malattia, chiaramente, bisognerebbe dimostrare che si tratti di una simulazione, e non di una malattia vera. C'è chi, per farlo, si serve di un investigatore privato, il quale dimostri che la malattia del dipendente è finta. Ma è possibile assumere un investigatore privato per farlo? Sabrina Grazini, nota consulente del lavoro, ha affrontato tale questione in un recente video, pubblicato sulle sue pagine social. In particolare, Grazini ha considerato una recente sentenza della Corte di Cassazione, per dare una risposta a questo dubbio. La Corte ha, infatti, stabilito la legittimità del licenziamento di un dipendente, che, mentre era in malattia, svolgeva un'attività compatibile con il suo lavoro, senza aver dato la comunicazione di questa attività.
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Il datore di lavoro può accertarsi dell'esistenza di una situazione del genere, ha continuato la Corte di Cassazione, mediante due metodi: da una parte, quello tipico delle visite domiciliari dell'INPS, che si accerta del fatto che il lavoratore sia in casa in determinati orari del giorno. Dall'altra, se le visite domiciliari non dovessero dare la conferma, il datore di lavoro può decidere di controllare il lavoratore in malattia, mediante l'assunzione di un investigatore privato, purché quest'ultimo svolga solo la funzione di accertare o meno che il lavoratore sia davvero malato, e non vada a ledere la privacy del lavoratore in altro modo. Per questo, la risposta è sì: se il principio di correttezza e buona fede dovesse essere leso, l'assunzione di un investigatore privato, finalizzata al licenziamento per giusta causa, è legittima e possibile.

