Una donna di Gorizia ha subito una truffa bancaria online da circa 1.000 euro, ma è riuscita ad ottenere il rimborso presentando ricorso all'Arbitro bancario. La sua storia.
Il rischio di diventare vittime di una truffa è, purtroppo, costantemente dietro l'angolo per ognuno di noi. Ancora di più quando si naviga sul web. Per questo motivo, è molto importante informarsi sui potenziali pericoli, in modo da riconoscere i raggiri e avere modo di difendersi.
Tra le truffe più insidiose in circolazione nell'ultimo periodo ce n'è una che prende di mira direttamente il conto corrente della vittima. Un caso recente è stato portato alla luce dall'associazione Confconsumatori, che è però riuscita a far valere i diritti della donna vittima del raggiro e a ottenere per lei un rimborso. La vicenda risale ad agosto 2023 ed inizia con il ricevimento, da parte di una donna di Gorizia, di una notifica sulla chat messaggistica della sua banca che avvisava di una serie di autorizzazioni di pagamento negate dal suo conto corrente verso un fantomatico beneficiario in Albania.
Truffa della banca online, così è stato messo in atto il raggiro

In seguito alla notifica la donna aveva poi ricevuto una telefonata da un numero fisso apparentemente riconducibile all'intermediario: la persona al telefono comunicava alla donna di aver notato un'autorizzazione negata per un'operazione in Albania, invitandola a diffidare di telefonate da parte di numeri mobili e chiedendole di confermare i propri dati anagrafici in quanto aveva notato un accesso anomalo al conto. La stessa persona spiegava alla cliente di aver provveduto al blocco della carta e che avrebbe dovuto ignorare eventuali ulteriori notifiche. Da un accesso al proprio conto bancario, successivamente, la donna si è poi accorta dell'esecuzione di alcune operazioni con la sua carta di credito.
La donna, notato ciò, si è recata presso le forze dell'ordine per presentare denuncia e disconoscere le operazioni non autorizzate. La banca ha però rigettato la richiesta di rimborso di 970,61 euro, ovvero il denaro trasferito a sua insaputa. La cliente ha così deciso di rivolgersi a Confconsumatori. L'associazione ha presentato ricorso al Collegio di Milano dell'Arbitro bancario, che ha disposto il rimborso della somma. La banca, secondo l'Arbitro bancario, non ha provato che le operazioni di pagamento con la carta siano state autorizzate con l'autorizzazione a 2 fattori, con un codice di cui solo la cliente può essere a conoscenza, come previsto dalla normativa. In questo modo, la cliente ha potuto recuperare i soldi che le erano stati indebitamente sottratti.
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