La legge prevede determinate riduzioni ed esenzioni per la TARI. La tassa dei rifiuti può subire una riduzione fino al 60% e ottenere un rimborso su quanto già pagato.
In quanto contribuenti, uno dei tributi che ogni anno siamo tenuti a pagare è la TARI. Si tratta della tassa sui rifiuti che va pagata da chiunque possieda o detenga locali o aree scoperte destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.
Essendo una tassa comunale, l'importo della TARI è determinato dal Consiglio comunale che individua i costi da sostenere nel piano finanziario. Anche le scadenze di pagamento del tributo sono determinate dal comune, che deve però prevedere almeno due rate a scadenza semestrale. In ogni caso, almeno una delle rate deve essere fissata in data successiva al 30 novembre di ogni anno (ed eventualmente anche nell'anno successivo): in questo modo è possibile calcolare al meglio il saldo del pagamento.
TARI, possibili riduzioni e rimborsi: quando è possibile ottenere lo sconto

In pochi, però, sanno che per la TARI sono previste determinate riduzioni ed esenzioni. Il comune, infatti, ha facoltà di introdurre esenzioni e riduzioni in favore di specifiche categorie: in particolare, è possibile introdurle per abitazioni con unico occupante, abitazioni e locali per uso stagionale, abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora all'estero per più di sei mesi all'anno, fabbricati rurali ad uso abitativo, attività di prevenzione nella produzione dei rifiuti ma anche esenzioni e riduzioni in favore di ulteriori categorie ritenute meritevoli dal comune.
Esistono, poi, ulteriori riduzioni obbligatorie previste dalla legge. In particolare, esiste una fattispecie in cui è prevista una riduzione fino al 60%. Come confermato dalla Corte di Cassazione in un ordinanza del del 2022, nelle zone in cui non è effettuata la raccolta la TARI subisce un'importante riduzione. In queste aree, infatti, la tassa è dovuta in misura non superiore al 40% della tariffa totale. I singoli cittadini, dunque, possono anche ottenere un rimborso, come confermato da altre sentenze. Per capire se si ha diritto a questo rimborso, è necessario tenere contro della distanza del punto di raccolta rifiuti (superiore a 300 metri in linea d'aria dalla residenza o sede del contribuente); inadeguatezza dei cassonetti (troppo piccoli o inadatti); insufficiente frequenza della raccolta. Al verificarsi di queste fattispecie, è possibile inviare una diffida formale presso il Comune chiedendo una riduzione dell'importo o un rimborso.
LEGGI ANCHE: Truffa della finta LIDL, attenzione a questo messaggio sospetto: "Perché si rischia di essere ingannati"
