Un uomo di Livorno ha raccontato di aver sventato un tentativo di truffa da parte di sedicenti carabinieri che chiedevano 70mila euro per scarcerare suo figlio. Un errore dei malintenzionati ha "rovinato" il raggiro.
Il tema delle truffe è all'ordine del giorno, eppure le vittime dei raggiri continuano ad essere ancora tante. È per questo motivo che risulta fondamentale tenere alta l'attenzione sull'argomento, informando costantemente i cittadini. Soprattutto quelli più anziani, spesso bersagli preferiti dei malintenzionati.
Di recente, un uomo che è riuscito a sventare una truffa è intervenuto in diretta televisiva per raccontare la sua storia ai microfoni di Pomeriggio Cinque, trasmissione in onda su Canale 5. Protagonista della vicenda in questione è Antonio. L'uomo ha raccontato di aver ricevuto una chiamata, sul telefono fisso di casa, da un numero sconosciuto. Dall'altra parte dei sedicenti carabinieri che mettevano al corrente su un incidente provocato dal figlio.
Livorno, la truffa da 70mila euro e l'errore commesso dai malintenzionati

Un tentativo di truffa ben noto, ma che fa ancora tante vittime a causa del senso di urgenza e dell'agitazione provocati dai malintenzionati. I sedicenti carabinieri, nella vicenda di Antonio, hanno spiegato all'uomo che suo figlio era stato incarcerato dopo aver investito due donne sulle strisce pedonali: una ferita, l'altra ha addirittura dovuto abortire. I malfattori hanno spiegato che, a causa dell'incidente, il giudice avrebbe posto in arresto il figlio di Antonio. Una notizia che ha gettato l'uomo nello sconforto: Antonio, allarmato, ha chiesto cosa potesse fare e se potesse recarsi immediatamente in caserma, ma i sedicenti carabinieri lo hanno fermato e gli hanno chiesto di rimanere a casa. In sottofondo, nel corso della chiamata, Antonio sentiva qualcuno piangere, come se fosse proprio suo figlio.
È qui, però, che i malintenzionati cadono in errore. La voce in sottofondo, piangendo, dice: "È colpa mia, papà". Antonio si insospettisce, perché suo figlio solitamente lo chiama "babbo" e non "papà", e inizia ad aprire gli occhi sul tentativo di raggiro. Intanto i malfattori vanno avanti nel tentativo di truffa, chiedendo all'uomo 70mila euro (o in alternativa oro e gioielli presenti in casa), per scarcerare il figlio. A quel punto, utilizzando un cellulare, Antonio telefona al figlio, rivolgendosi anche male a causa della preoccupazione: è qui, però, che l'uomo realizza definitivamente di essere vittima di una truffa. Nessun incidente provocato, nessuna incarcerazione da parte del giudice, nessun carabiniere Svelato il raggiro, l'uomo riattacca con i truffatori e sventa così l'inganno.
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