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Forum PA 2019: “Cambiamento culturale, organizzativo e tecnologico: 
ingredienti per lo smart working nella PA”

Il lavoro agile è stato fra i temi sul tavolo del Forum PA 2019, a Roma, con il convegno dal titolo Smart working e PA: cosa manca al cambiamento culturale, organizzativo e tecnologico?”. In apertura Mariano Corso, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, ha evidenziato come il lavoro agile stia ottenendo una visibilità molto importante in tutta Italia, e di recente anche nella Pubblica Amministrazione; accanto a questa popolarità, tuttavia, esiste il pericolo di un “effetto moda” che potrebbe banalizzare il cambiamento in atto e la sua portata nel lungo periodo. Lo smart working cambia il modo di fare management e richiede una forte leadership – ha affermato Corso -, ma stiamo assistendo ad una trasformazione culturale che richiede anche tempo, perché è un percorso senza scorciatoie.

Laura Menicucci, Direttore dell’Ufficio per le questioni internazionali e gli affari generali del Dipartimento per le pari opportunità - Presidenza del Consiglio dei ministri, e responsabile del progetto “Lavoro agile per il futuro della PA”, ha rilanciato il convincimento che lo smart working sia una forma di “welfare aziendale” essenziale, anche se l’età media dei dipendenti pubblici porta ad una certa resistenza al cambiamento. Secondo la Menicucci, siamo ancora di fronte ad un paradigma culturale basato sulla presenza, mentre bisogna puntare ad una cultura della prestazione e degli obiettivi. Lo smart working richiede una trasformazione manageriale non del tutto compiuta e un concreto cambiamento organizzativo.

Il Direttore generale del Personale del Ministero dell'Economia e delle Finanze, Monica Parrella, ha sottolineato che al MEF esistono attualmente 400 posizioni di smart worker, ma che si punta a raddoppiare tale cifra. Da un sondaggio di opinione fra i dipendenti, risulta che per il 52,2 per cento di loro l’intensità lavorativa attraverso lo smart working è rimasta invariata, mentre il 23 per cento dichiara che è aumentata. Lo smart working agirebbe inoltre in modo positivo sul fenomeno dell’assenteismo perché, ad esempio, le giornate di malattia sono diminuite del 37 per cento. Una reale criticità dello smart working – secondo la Parrella – consiste nel fatto che alcune attività non sono state ancora dematerializzate. Più in generale, bisogna puntare ad una nuova strategia che sia in grado di far cambiare rotta alle PA e, soprattutto, ai dirigenti ancorati ad un’organizzazione del lavoro fortemente rigida.

Gli ultimi dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano mostrano che nel 2018 non c’è stato un particolare aumento di pubbliche amministrazioni che hanno avviato progetti di lavoro agile (siamo a circa il 9 per cento del totale), ma è certamente possibile registrare una crescita in termini di sensibilizzazione e di condivisione di esperienze e pratiche da parte di PA e reti di PA.

Oggi il controllo visivo è ancora alla base della leadership – ha fatto notare Francesco Raphael Frieri, Direttore generale “Risorse Europa Innovazione Istituzioni” della Regione Emilia-Romagna -, ma lo smart working garantisce lo sviluppo di una nuova cultura organizzativa. A sua volta Alessandro Bacci, Direttore Affari istituzionali, Personale e Sistemi informativi della Regione Lazio, oltre ad aver evidenziato che, dal suo punto di vista, lo smart working è il punto di arrivo, non di partenza, di un progetto innovativo, ha richiamato sull’urgenza di investimenti, risorse e capacità di progettazione. 

Per Mariagrazia Bonzagni, Capo area del Personale, Organizzazione e Programmazione del Comune di Bologna, lo smart working garantisce benefici alle persone ed alla comunità, richiede di lavorare per degli obiettivi e dei risultati misurabili, e permette di lavorare attraverso la fiducia, che agisce da moltiplicatore per la performance. Secondo Carla Giammaria, “Analisi del potenziale” del Comune di Milano, esistono servizi ed organizzazioni che possono essere concretamente migliorati attraverso il lavoro agile, ma bisogna avere bene a mente l’orizzonte e gli obiettivi da raggiungere. Anche per Arianna Viscogliosi, Assessore al Personale e alle Pari opportunità del Comune di Genova, lo smart working è un mezzo di valorizzazione degli strumenti e dei talenti dei lavoratori, e contribuisce inoltre ad un servizio efficiente per la cittadinanza.